Lo sguardo dell’oltre-umano ⥀ Eco-logica e perturbante in Mensaleri di Wu Ming 2
L’ultimo romanzo di Wu Ming 2, Mensaleri (Einaudi 2025): una scrittura post-umanista che racconta lotte operaie e tensioni sociali, tra ecologia e progresso
I Wu Ming sono narratori della crisi. E per crisi si intende un momento cruciale in cui è necessario prendere una decisione irrevocabile, dalla quale non si può tornare indietro. Un significato che viene da lontano, così come è stato ricostruito da Reinhart Koselleck, dalla Grecia antica in cui «crisi» era termine medico, usato per definire il momento in si doveva per forza fare qualcosa per salvare la vita al malato: una decisione per la vita o per la morte.
In Mensaleri, l’ultimo romanzo di Wu Ming 2, si legge: «Non ci accontentiamo di quanto crediamo conoscere, vogliamo rappresentare ciò che abbiamo dimenticato. Il passato che non è diventato futuro. Le ipotesi che non si sono avverate» (p. 427). Ecco: tornare, per i Wu Ming, ai momenti in cui si era ancora al bivio della scelta permette di mostrare tutte le strade all’epoca immaginate. È un modo per mostrare ai posteri, a tutti noi, che il presente non è la conseguenza di un processo inevitabile, ma il frutto di scelte che avrebbero potuto anche essere non fatte. Niente Ananke, niente Geist, solo il Caso e l’Umanità sono alla base del progredire della Storia.
Tuttavia, bisogna distinguere le vere crisi da quelle false. In romanzi come Manituana, L’armata dei sonnambuli e Proletkult i Wu Ming hanno trattato delle grandi rivoluzioni della tradizione occidentale: momenti di svolta sorti da un tale accumulo di possibilità politiche ed esistenziali da aver provocato un sommovimento tellurico che ha spinto l’umanità a dover scegliere, in maniera radicale e spesso sanguinolenta. Le false crisi, al contrario, nascono dalle scelte di pochi che, però, si sentono come le incarnazioni di forze universali, come gli esecutori di un divenire storico che, secondo loro, è inarrestabile.
In Mensaleri si parla di una falsa crisi.
Il romanzo è ambientato in un villaggio operaio costruito nell’Ottocento dalla famiglia Mensa sul fiume Leri (da ciò il nome). Un luogo che inizia a esistere solo ed esclusivamente in funzione del suo cuore produttivo: la Carmen, la Cartiera Mensa. In apparenza, Mensaleri è la realizzazione dell’ideale razionalista della Rivoluzione Industriale: ogni cosa è calcolata al millimetro per rendere l’organizzazione del lavoro e della vita quanto più efficiente possibile.
Ma Mensaleri non nasce nel vuoto. Per esistere ha dovuto imporsi su ciò che già esisteva: l’isola di Parpai e il suo particolare ecosistema naturale e sociale. Da una parte una grande varietà di farfalle e piante, dall’altra un culto mariano dai tratti eretici.
Due visioni, due mondi possibili. Ma in questa storia il bivio non è apparso come conseguenza di tensioni sociali, ma è stato costruito e imposto alla vita di un luogo che aveva già un suo percorso di vita chiaro e dritto. Il Progresso apre cantieri del Nuovo senza che quest’ultimo scaturisca da una reale necessità storica.
La contraddizione: la eco-logica e la crono-logica
Nei romanzi dei Wu Ming si narra di conflitti: i loro intrecci seguono la logica dialettica, inscrivendosi nella tradizione del materialismo storico. In questa prospettiva, la storia avanza grazie a movimenti in contrasto tra di loro: l’uno acquisisce il proprio senso solo mettendosi a confronto con l’altro. Da Hegel in poi, la dialettica, nella tradizione occidentale, si è imposta come uno schema dalla struttura triadica. A un primo movimento ne sopraggiunge un secondo di senso contrario. Dallo scontro dei due si arriva a un terzo movimento, in cui è possibile riconoscere le influenze dei primi due, ma allo stesso tempo anche elementi di assoluta novità.
Al contempo, non si può ignorare come i Wu Ming guardino con attenzione anche alla tradizione orientale del pensiero dialettico: ne sono indizi la scelta di adoperare “marchi” che rievocano l’Oriente, dal nome del collettivo in cinese al blog dedicato al generale vietnamita Võ Nguyên Giáp. Per il marxismo orientale, il punto di riferimento è il saggio di Mao Tse-Tung Sulla contraddizione1, dove si intravede l’influenza della filosofia cinese e dei principi dello Yin e dello Yang. L’esistenza, per Mao, è caratterizzata dalla compresenza dei contrari, che esistono intrecciandosi tra di loro, come nella nota immagine dello Yin-Yang: un cerchio composto da due onde in vortice, una bianca e l’altra nera, che racchiudono in sé un ulteriore puntino del colore contrario. Per tale motivo, a differenza della tradizione occidentale, la contraddizione maoista non deve essere necessariamente accompagnata dall’antagonismo: è la società classista che introduce la violenza all’interno della logica dialettica.
In Mensaleri, queste due visioni si esplicano in due forme diverse di ragionamento: la eco-logica e la crono-logica. La prima si fonda sul concetto di equilibrio: è la storia di come gli elementi si intrecciano al fine di produrre un eco-sistema, in cui le contraddizioni esistono, ma senza che una parte possa avere il totale sopravvento sull’altra. La seconda, invece, si fonda sul concetto di progresso: il nuovo si sostituisce al vecchio, in un continuo processo di perdita e conquista.
È l’universo femminile a mettere in pratica la eco-logica: nel romanzo, si parla di una strana sostanza, il latte della Madonna, capace di dilatare il tempo. Dopo un sorso, una manciata di minuti, nella mente di chi ha bevuto il latte, può trasformarsi in un lasso di tempo molto più lungo. Il culto, nei fatti, beve il latte per dilatare i momenti di piacere, soprattutto di quelli festivi e di condivisione. Nel corso dei secoli, saranno le donne a cercare in tutti i modi di preservare la conoscenza di tale sostanza, nonostante l’ecosistema che l’ha prodotta sia stato distrutto dalla costruzione della fabbrica. La eco-logica è una logica della cura: il compito è preservare, al fine di mantenere in vita i vari tasselli dello stato di armonia.
La crono-logica, invece, è rappresentata soprattutto dalla dinastia dei Mensa, prettamente maschile: per loro, la storia è trasformazione. Tutto può essere alterato affinché la propria Idea possa realizzarsi: l’intero sistema naturale e sociale intorno all’isola di Parpai viene conquistato e rivoluzionato affinché tutto sia teso all’efficienza produttiva della cartiera. La crono-logica è una logica del martello: tutto viene battuto affinché possa rientrare negli schemi del Progresso.
Il perturbante è una questione di prospettiva
Secondo Freud, si prova inquietudine quando elementi che si credevano ormai parte del passato fanno ritorno o si riattivano nel presente. Si prova angoscia di fronte al riapparire di qualcosa che un tempo era familiare e, ora, non lo è più. Questo è il motivo per cui nella letteratura dell’orrore si tende a scegliere ambientazioni che rievocano epoche passate: d’altronde, il gotico nasce proprio dalla ripresa di elementi e scenari del Medioevo. In Mensaleri, è il culto della Madonna del latte a provenire dal Medioevo e la ripresa di simboli cristiani in chiave eretica è un tipico topos dell’horror.
Tuttavia, nella letteratura dell’orrore, ciò che proviene dal passato è l’Alterità misteriosa che fa paura. Qui, al contrario, la voce narrante porta il lettore dentro alla setta, poiché il culto è sì antico, ma non passato: rappresenta, per le persone che vivono intorno al Leri, il presente. È l’arrivo di Mensa che getta, all’improvviso e in maniera violenta, il culto fuori dall’oggi: l’idea di Progresso spazza via tutto ciò che non è coerente con essa, bollandolo come superstizione o ignoranza.
Questo è un punto fondamentale, perché è il tratto più politico dell’intero romanzo.
In un testo precedente di Wu Ming 1, Un viaggio che non promettiamo breve, l’autore ha cercato di mostrare come non fosse il movimento No Tav a essere contro la costruzione della linea ferroviaria, ma quest’ultima a essere in conflitto con le realtà già preesistenti sul territorio della Val di Susa. Definire il movimento come “antagonista”, da un punto di vista narratologico, comporta l’assegnazione, per il Tav, del ruolo di protagonista: una mistificazione, visto che dovrebbe essere la popolazione già presente nel territorio al centro e non l’opera che, dall’esterno, cerca di alterarne gli equilibri. Mensaleri prosegue nella stessa direzione: tutte quelle figure che, dal punto di vista dell’ordinamento della fabbrica, risultano anarchiche o fuorilegge, in realtà, sono i rappresentanti di un vecchio equilibrio che è stato sostituito da una nuova norma imposta dalla ricchezza della famiglia Mensa.
Si può dire che il perturbante è l’angoscia provata da chi vuole essere assolutamente moderno, cioè da chi considera il Nuovo solo come qualcosa che è completamente scisso dal passato. In Mensaleri, il culto della Madonna del latte è il perturbante per la famiglia Mensa.
Rovesciando la prospettiva, sono le categorie del genere weird, così come descritto da Mark Fisher, che possono aiutare a comprendere quali siano le sensazioni provate dal culto della Madonna del latte nei confronti dell’arrivo della fabbrica. Nel weird, l’inconcepibile sopraggiunge nell’ordinario: come doveva apparire, agli occhi di una cultura contadina, l’arrivo dell’organizzazione industriale, se non come qualcosa di difficile comprensione? Questo aspetto, nel romanzo, è incarnato dalla figura di Horus: il cartomante al servizio di Nazzaro Mensa, il fondatore di Mensaleri, il quale consiglia il padrone attraverso la lettura dei tarocchi. Horus serve a Wu Ming 2 per mostrare come dietro la crono-logica dell’idea di Progresso si nasconda una semio-logica: nonostante la logica economica abbia tentato, attraverso la fede nella razionalità, di individuare delle leggi del divenire storico al fine di prevedere il futuro, quel che l’imprenditore può fare è soltanto un lavoro di interpretazione e manipolazione dei segni. Cioè, non un lavoro di tipo scientifico, bensì uno di tipo narrativo: intrecciare i segni affinché il proprio discorso sia sempre quello vincente, nonostante tutto. Così come fa il fondatore che cerca di mostrarsi come un benefattore dando un alloggio e un lavoro alla donna che è stata costretta ad abbandonare la propria casa, semplicemente perché si trovava sul terreno dove si sarebbe dovuta costruire la cartiera. E quello che dovrebbe essere un risarcimento di un torto si trasforma, cambiando il modo di raccontare i fatti, in un gesto di altruismo e carità.
Ma come si cambia il senso di una storia? Si prenda ad esempio il potere del latte: per il culto mariano, il latte serve a prolungare i momenti di piacere. Al contrario, per Mensa, il latte avrebbe garantito una maggiore efficienza dell’organizzazione lavorativa: infatti, esso avrebbe fatto diminuire di molto i tempi di riposo. È il fine, quindi, a dare una diversa direzione alla storia: e quello che sembra uno sguardo predittivo, in realtà, è soltanto un lavoro di revisione:
I tarocchi erano poesie composte all’impronta con un’arte combinatoria: l’intelligenza del fato. Non se ne potevano trarre indicazioni di date, nomi o azioni precise. Occorreva sondarli per analogia, metterli in risonanza con la vita, alla maniera delle parabole evangeliche o dei sogni in chiave psicoanalitica (p. 456).
La copertina
In copertina, è presente un simbolo: si tratta di una ruota dentata, che ricorda la forma di un ingranaggio, che nella parte in basso assume sembianze tentacolari, simili a radici. Elementi squadrati si fondono con elementi curvi, a rappresentare la fusione di macchinico e biologico. Osservando ancora meglio, le linee assumono i tratti di un teschio. Ed esso ci guarda, ostentando il proprio mistero.
Ma chi è questo volto?
L’intera poetica dei Wu Ming si fonda sulla messa in crisi del concetto di individuo: colui che è indivisibile e, allo stesso tempo, diviso da tutto il resto. Al contrario, per il collettivo, ogni personaggio è il risultato di un fascio di connessioni. Da ciò il rifiuto di narrazioni con al centro un protagonista, in favore di storie corali.
Un ulteriore tassello viene aggiunto con opere come Il sentiero degli dei di Wu Ming 2 o Cent’anni a Nordest di Wu Ming 1: qui compare il protagonista, ma non è una figura umana, bensì un territorio. Con La macchina del vento e, per certi versi, Ufo 78, viene data maggiore tridimensionalità al territorio attraverso il mito: la coralità è interconnessa ai luoghi, i quali sono il frutto della stratificazione di immaginari e allucinazioni.
È interessante notare come in mezzo a questo percorso ci sia l’esperienza del racconto Quarto de L’invisibile ovunque, dove si mostra come l’identità umana sia strettamente legata agli strumenti tecnologici in proprio possesso: l’uomo è un cyborg, alterato nella propria struttura dalla macchina.
In Mensaleri c’è tutto, con l’aggiunta del mondo animale, attraverso le descrizioni delle farfalle. In Wu Ming 2, però, tutti questi elementi assumono la forma della matrioska. Il romanzo lascia intendere questo: sull’isola di Parpai cresce una pianta che, mangiata dai bruchi, permette a questi ultimi di sviluppare una tossina capace di ampliare la percezione del tempo (il potere del latte della Madonna, come si è visto). E uno di questi bruchi viene ingerito da uno dei personaggi, che da forestiera si lega, nel corso del testo, in maniera sempre più stretta a Mensaleri, partecipando alle battaglie politiche della cittadina.
Il territorio penetra nel mondo vegetale, che viene ingerito da quello animale, a sua volta mangiato da quello umano, il quale, infine, produce una dimensione altra, che potremmo definire mitologica o allucinatoria. In Mensaleri, l’identità umana assume una natura geo-logica: non è soltanto frutto della stratificazione dei propri ricordi, ma anche dei mondi organici e inorganici intorno a essa, fino ad arrivare a quelli virtuali dell’immaginario. E solo questa identità geologica ha il potere di cambiare di segno alla macchina: nel finale, la cartiera, da luogo di produzione capitalistica, diventa un teatro, quindi luogo in cui è possibile vivere in un «abbraccio collettivo» (p. 459), per citare le parole dell’ultimo dei Mensa, e produrre immaginari per nuove comunità.
La scrittura di Wu Ming 2 è post-umanista, nel senso che non ha più intenzione di mettere al centro l’umano, ma è umana, profondamente umana, perché crede nella possibilità di trasformare la contraddizione in abbraccio e non scontro. Perché la cartiera non viene distrutta, ma assorbita dal territorio.
Note
1 Mao Tse-Tung, Sulla contraddizione [1937], in Id., Scritti filosofici, politici, militari, Feltrinelli, Milano 1968, pp. 124-59.
Gerardo Iandoli
La mia biografia: Gerardo Iandoli (Avellino, 1990) si è laureato a Bologna e dottorato all'Università di Aix-Marseille, entrambe le volte in Italianistica. Si occupa di teoria letteraria e rappresentazioni della violenza nella letteratura, nel fumetto e nelle serialità televisiva italiana degli anni Duemila. Scrive per la rubrica UniversoPoesia di Strisciarossa. Ha pubblicato un libro di poesie, Arrevuoto (Oèdipus 2019).

