Incursioni è una piccola rubrica in cui analizzerò romanzi di autori contemporanei. Inizio con Sirene di da Laura Pugno, pubblicato da Einaudi nel 2007 e ripubblicato nel 2017 dall’editore Marsilio. Non volendo dilungarmi sulla trama farò un breve riassunto, cercando di evidenziare i tratti salienti della macchina narrativa.
Ambientato in un futuro apocalittico dove l’umanità è decimata dal sole nero, i cui raggi inducono un cancro cutaneo incurabile, il libro narra la vicenda di Samuel: un operatore in un allevamento industriale mafioso della Yakuza, il quale ha recentemente sofferto la morte di Sadako, la sua compagna. Motore della storia è la monta, ovvero l’accoppiamento artificiale delle sirene: anfibi antropomorfi. Samuel, avvistatone un esemplare femmina e albino, si cala nella vasca dove avviene la monta fra maschi e femmine e la ingravida inaspettatamente. Nasce Mia: un ibrido delle due razze. Samuel poi decide di fuggire dall’impianto dopo essere stato visto da Ken’nosuke.
Ken’nosuke, principale antagonista, rintraccerà i fuggiaschi per riportarli al macello e li sorprenderà proprio nel momento in cui il protagonista aveva forzato l’ibrido a un rapporto che lo feconderà. Su di loro condurrà accertamenti volti a discernere la natura dell’animale con l’aiuto del protagonista.
Per la sua mescolanza di fantasy, fantascienza e horror, Sirene è considerato un esemplare di New Wierd.
La storia progredisce a balzi e conseguenti vuoti narrativi, con una caratterizzazione dei personaggi essenziale: questa struttura conferisce alla trama uno sviluppo meccanico. Si potrebbe supporre che questa sia una strategia adottata dall’autrice per rendere la narrazione straniante, cercando di ricreare anche a livello stilistico le peculiarità dell’ambientazione grottesca del macello industriale, con i suoi procedimenti disumani ed ovviamente meccanici per pervenire a una più stringente verosimiglianza, che è la colonna portante del genere.
Se questo non è immediatamente visibile prendendo in considerazione la compagine linguistica, la quale risulta, tecnicismi e forestierismi a parte, di estrazione prettamente mediana, mi pare che la caratteristica meccanica e straniante innervi più chiaramente la sintassi, talvolta  quasi speculare nel suo periodare. Prendiamo ad esempio un passaggio, il momento in cui Samuel vede la sua concubina iniziale, la sirena mezzo-albina, nella versione del 2017: «Le sirene albine, dagli occhi rossi di coniglio, negli allevamenti venivano uccise alla nascita. La carne era cattiva. Per le mezzoalbine il discorso era diverso. In realtà il riferimento all’albinismo era improprio.
La colorazione argento rientrava nello standard, anche se di solito le mezzoalbine erano sterili.
Dall’acqua calda la sirena dalla pelle biancoargento sembrava sorridergli con i piccoli denti aguzzi. Era in stato narcotico. La massa muscolare dei capelli e quella della coda, il seno pesante ondeggiavano in acqua. Perdeva un po’ di latte dai capezzoli.»
Evidenti sono le ripetizioni (mezzo-albine, albinismo; poi ancora: mezzo-albine nel periodo successivo; l’insistenza sul colore argento). Sintatticamente notiamo una costruzione per lo più paratattica la cui struttura tende a ripetersi.
Del resto l’immaginario del macello ritorna anche sul piano  retorico mediante certe similitudini e metafore: «docili come vacche», «dagli occhi rossi di coniglio». Poi la figura più riuscita: «La massa muscolare dei capelli», ripresa in seguito, insieme al topos di matrice ottocentesca «i suoi capelli come alghe». Esprit coloristico e figuralità materica sono le principali soluzioni lungo l’arco del racconto, incentrato sul rapporto tra uomo e animale, non tanto espresso nel dominio della natura sull’uomo, ma nella rimozione/estromissione totale dell’elemento umano come unica soluzione per riequilibrare l’ecosistema, in un evocato ritorno alla primordialità.