In occasione della XVI edizione di Corto Dorico è nata una redazione formata dai ragazzi del Liceo Artistico Edgardo Mannucci di Ancona, che si è nominata I Giovani Visionari. Qui hanno intervistato Valerio Cuccaroni e i direttori artistici Luca Caprara e Daniele Ciprì. Di seguito, presentiamo la recensione, scritta da Elena Zallocco e Matteo Luciani Di Bella, di un film inserito dal festival nella rassegna Salto in lungo, la sezione dedicata ai migliori film di autori italiani esordienti che sono riusciti a fare il grande salto dal cortometraggio al lungometraggio.

 

“Io devo solo riconoscere la bambina, poi se la prendono loro…”

Ermanno in una scena del film Sole.

 

Il film Sole di Carlo Sironi racconta la storia di due ragazzi, Ermanno (Claudio Segaluscio) e Lena (Sandra Drzymalska). Ermanno si fingerà padre biologico della figlia di Lena per permettere agli zii, che non possono avere figli, di ottenere l’affidamento. Nella prima parte del film i ragazzi si fanno trascinare dall’idea dello zio in quanto lui li ricompenserà con una notevole somma di denaro.

Il soggetto, apparentemente semplice e banale, è in realtà originale ed efficace e riesce a catturare l’attenzione dello spettatore. Questo è dovuto anche alla regia e alla scelta stilistica. Sole si presenta già dalle prime scene con una narrazione lenta e volutamente anonima, le ambientazioni appaiono vuote e prive di dettagli rendendone difficile il riconoscimento (difatti è impossibile allo spettatore capire dove siano state girate le scene). Questo anonimato viene rimarcato non solo dalle ambientazioni ma anche dagli stessi personaggi, di cui non si conosce la storia antecedente ai fatti narrati nel film.

I personaggi subiscono una metamorfosi che si avverte nel film tramite le musiche, per buona parte del fim completamente assenti (se non per descrivere ambienti), che appaiono e accompagnano le trasformazioni quando sono già in atto. I dialoghi si fanno più frequenti, i due ragazzi ritrovano più volte a confrontarsi e a riflettere sulla loro vita.

Dall’inizio alla fine del lungometraggio numerose simbologie accompagnano lo spettatore. La stessa scelta del formato 4:3 si rivela una scelta azzeccata per la comprensione della situazione soffocante che si trovano a vivere i protagonisti. Un esempio di simbologia ricorrente riguarda l’immagine del mare – dipinto su di una parete o osservato dalla spiaggia – che simboleggia la libertà che i protagonisti non riescono ad afferrare. Il denaro, mostrato come filo conduttore tra i due, passa invece in secondo piano nel momento in cui Ermanno e Lena si concedono una possibilità di vivere una vita riempita da emozioni e affezioni.

Scritto da: Elena Zallocco e Matteo Luciani Di Bella