Spiriti liberi ⥀ Eretici dalla vita spericolata

Nel libro Spiriti liberi. Quattro testimoni dalla vita spericolata le biografie, raccolte in brevi saggi, di quattro spiriti magni che hanno dedicato la loro vita alla comunità a fianco delle minoranze

 

Giovanni Franzoni, Lidia Pöet, Mario Alberto Rollier e Tullio Vinay. Quattro spiriti liberi, molto diversi tra loro ma tutti accomunati dalla follia della croce. La loro storia è raccontata in Spiriti liberi. Quattro testimoni dalla vita spericolata (prefazione di Goffredo Fofi, illustrazioni di Vittorio Giacopini, con una nota introduttiva di Claudio Paravati, ed. Com Nuovi tempi, 2021). Le biografie sono state scritte da Marzia Coronati, che in brevi saggi ha ricordato la militanza soteriologica che ha portato i quattro spiriti magni a dedicare la loro vita alla comunità, sempre al fianco dei deboli e delle minoranze.

Dalla collaborazione tra il Centro Studi Confronti e Radio Rai Tre è nato anche un ciclo radiofonico per la trasmissione Vite che non sono la sua. Le quattro puntate sono state dedicate, rispettivamente, a Franzoni, Vinay, Rollier, Pöet. Queste storie raccontano un pezzo d’Italia, un’Italia solidale, rivoluzionaria, fatta di intellettuali, artisti e artiste, pensatori e pensatrici di cui dovremmo raccogliere l’eredità. Nel corso della sua carriera Lidia Pöet ha incrociato Cesare Lombroso, Victor Hugo, Paul Verlaine e Guy de Maupassant. Nella sua casa in via Poerio 37, a Milano, Mario Alberto Rollier nell’agosto del 1943 ha ospitato ventidue persone, tra gli altri, intorno al tavolo del suo salotto, c’erano Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, ancora segnati dal lungo confino a Ventotene, è lì che sono state prese decisioni cruciali per il futuro dell’Italia e dell’Europa. Quando viveva a Firenze, durante la seconda guerra mondiale, Tullio Vinay – riconosciuto Giusto tra le nazioni – ha aiutato molti ebrei a salvarsi; tra i tanti c’era anche Robert Einstein, il cugino primo di Albert. Vinay poi si è trasferito in Piemonte, dove ha costruito un centro giovanile, Agape, frequentato, tra gli altri, da Raniero Panzieri, Goffredo Fofi, Giovanni Mottura, e infine in Sicilia, dove ha costruito il centro cristiano di Riesi, che da oltre cinquant’anni combatte la mafia e la povertà dando lavoro e istruzione. Giovanni Franzoni per anni ha posseduto uno sfarzoso anello, glielo aveva donato papa Paolo VI qualche anno prima che il monaco rinunciasse a una delle cariche più alte della gerarchia ecclesiale cattolica per condividere la sua vita con operai, senzatetto e prostitute.

Le vite di queste persone percorrono 150 anni di storia di un’altra Italia unita, rispetto a quella che ha trionfato finora. Non l’autoritarismo, la repressione, le trame occulte per impedire agli ultimi l’assalto al cielo hanno contraddistinto la vita dei quattro, ma la democrazia, l’amore e l’apertura all’altro per concedere anche ai più sfortunati la possibilità di avere le stesse possibilità di godere in terra la migliore vita possibile. Abbiamo già avuto modo di raccontare la comunità da cui provengono Giovanni Franzoni, Lidia Pöet, Mario Alberto Rollier e Tullio Vinay. È la comunità eretica dei valdesi, i seguaci di Valdo, il povero di Lione, che, nonostante fu scomunicato dalla Chiesa cattolica, creò un movimento che riuscì a resistere e a scampare all’Inquisizione. Una santa ribellione che non smette, ancora oggi, di rappresentare un altro modo di essere cristiani, un modo originario, un modo rivoluzionario.