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Still life | di Adriano Padua | testi scelti da Fabio Orecchini




La lettura è piacere e gioia di essere vivo o tristezza di essere vivo e soprattutto è conoscenza e domande. La scrittura, invece, di solito è vuoto. Nelle viscere dell'uomo che scrive non c'è nulla.

(2666, Roberto Bolano)

 

Ancorati a un continuo tornare, dispiegandosi attorno a confine lo scarno paesaggio assediato, senza inizio di sorta, gli occhi in preda a una notte sepolta, perduranti e fissate vedute, campi neri infiniti, spazi aridi e oro di luce. Una storia che si contraddice, voce onda di cose descritte e di azioni narrate in sequenza, mentre l'oscurità  scaturisce, liquefatta e s'inerpica su per il corpo contratto, incastrato nell'aria e lo arresta, di scatto. Questo niente racconto, o non te lo diranno, le parole coltelli tra i denti, un morire e rinascere muto, il silenzio tiranno, un tessuto intrecciato di stelle inesplose e splendenti, versi immersi a bruciare, nel bagliore che fanno.

***

certezze crollate castelli di carte

come abitudine vederti andartene

con cura interpretando la tua parte

scolpire con le mani insanguinate

blocchi impalpabili di non materia

poesie dove le lettere ristagnano

come acqua sporca dentro le pozzanghere

nature morte in ragnatele metriche

parole da non dire mai a nessuno

lasciando cose come innominate

forme di mutamento impraticabili

sfuocarsi degli sguardi fuori campo

voci negate al mondo che le tace

destabilizzazione inefficace

***

ti porto le prive di rime parole residue i frammenti di canti annientati e smontati dal mondo

stigmatica carneficina dei sogni e martirio in assenza di corpi mediato in sistemi di segni

sequenza di versi annidati nelle spaccature dei muri in cemento di questa città  fatiscente

la forza d'incanti stravolti ed eserciti in marcia di madri rabbiose a scandire in silenzio

preghiere turbate dal non realizzarsi la lingua / rinchiusa nei luoghi crudeli che abita e dice

***

Scriverne, come qualcuno che non lo sapeva, nell'uno o l'altro modo, ma senza distinzione, appare aperto il quadro, quest'arido non ritrovare nulla, nella speranza umana, morte che è¨ la più estrema e duratura, danza in cui i nostri corpi si snaturano. Prova a cercare il fiume e guarda in fondo, segui mentre si intrecciano i ricami, i treni della metropolitana, che portano alle ire della strada, gridate tra le luci in estensione, la scena riprovata a lungo invano, probabile disastro, rappresentato canonicamente, e il tempo che correttamente scorre. Non teme mai il potere le parole, tranne eccezioni rare, le sottopone a neutralizzazione. Vaghiamo per trovare, senza una direzione, trame di una scomposta narrazione, storie di pochi istanti, spontaneamente spinti dagli istinti. Ancora senza cura, a rimanere dentro la misura, in un mantenimento squilibrato, statico incanto anonimo e continuo, nel corso degli eventi dominanti, onde violente e quadri sovrapposti, e poi lo scomparire, la conseguenza senza alternative, un gesto a non agire, e solo le parole sopravvivono, come in un ampio giro ricorsivo. Giustizia data da squilibri opposti, nella tensione verso l'invisibile, allontanati, da una città  invivibile e indifesa, da questa lingua scarica, arresa, didascalica, sterile terra arida.

***

Ci sono armi improprie tra i denti e la lingua del folle

Gli sguardi assomigliano a graffi si aggrappano agli occhi

Diffonde parole nell'aria precaria che brucia ed ancora continua

Con questo insistito ostinarsi in un canto infettato

Il mare con rabbia furiosa verrà  a vendicare la morte che ospita

La stessa che è orgoglio e splendore dell'epoca nostra

Il mondo ha  le sue verità che non diede mai in prosa

E in rima c'è¨ il tempo preciso in cui basta finire

Il resto è lavoro di inchiostro ricordo di nominazione  

Valore dei chiari suoi gesti degli alti pensieri nel puro intelletto

Calore degli organi interni in un siero veleno che fuori si estrae

Dall'argine corpo ceduto nel quale il respiro attraversa le carni

***

lo stato di crisi incrementa rescinde le corrispondenze

marciscono le fondamenta in un vuoto che sputa sentenze

crollate a ridosso di strade distese a formare un sistema nervoso

d'asfalto che assorbe passaggi percorsi a ritroso

per ogni memoria vissuta oltre i corpi dissolti

ferita nell'interferenza di suoni malsani rivolti

ai vuoti che dentro le case amari ricadono in gola

dei dialoghi contaminando ogni singola nuova parola 

***

testi tratti da STILL LIFE di Adriano Padua (Miraggi Edizioni, 2017).

Adriano Padua (Ragusa 1978) vive a Roma. Laureato in Sociologia della Letteratura a Siena, lavora nel campo della comunicazione e dell'informazione. Ha pubblicato numerose opere poetiche tra cui Le parole cadute (d'if 2009), Alfabeto provvisorio delle cose (Arcipelago 2009), La presenza del vedere (Polimata 2010), Schema. Parti del poema (d'if 2012). Esegue performance in collaborazione con dj, musicisti, videoartisti.

http://www.miraggiedizioni.it/prodotto/still-life-adriano-padua/

 

 

 

 

 

 


Post date: 2017-05-16 13:15:26
Post date GMT: 2017-05-16 11:15:26
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