In occasione dell’anniversario dei cinquanta anni dalla morte del poeta Paul Celan (20 aprile 1970) proponiamo, nella traduzione di Domenico Brancale, due testi di Henri Michaux apparsi rispettivamente in Paul Celan de l’être à l’autre (Emmanuel Levinas, Fata Morgana, 2018) e in “Ètudes germaniques”, n. 3 (1970).


SUL CAMMINO DELLA VITA, PAUL CELAN

Sul cammino della vita, Paul Celan ha incontrato grandi ostacoli, enormi, parecchi quasi insormontabili, un ultimo veramente insormontabile. Ci siamo incontrati in questo pesante periodo… senza incontrarci. Abbiamo parlato per non dover parlare. Era troppo grave in lui, ciò che era grave. Non avrebbe lasciato a nessuno che ci si penetrasse. Per fermare, aveva un sorriso, un sorridere che spesso era passato attraverso molti naufragi.

Fingiamo innanzitutto di avere problemi che appartengono al verbo.

In un letto di neve, nel suo «schneebrett» desolato, senza conforto, incredibilmente duro, il poeta incompreso riposa e sempre farà riposare in una strana, particolare maniera coloro che in ogni riposo ripongono il malessere.

La cura, venuta dalla scrittura, non bastava, non è bastata. Scatti inutili. Sempre nella sala delle grida, stretto negli strumenti di tortura. Un cielo d’inchiostro sempre più grande. Ogni giorno finisce per colpire.

Se n’è andato. Scegliere, poteva ancora scegliere. La fine non dovrebbe essere così lunga. Sul filo dell’acqua, il cadavere adagiato.

 

SULLA MORTE DI PAUL CELAN

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Senza che gli uomini parlino, lapidato dai loro pensieri

Un altro giorno, a livello più basso. Gesti senza ombre
Su quale secolo bisognerà abbassarsi per vedersi?

Felci, felci, si direbbero sospiri, da ogni dove sospiri
Il vento allontana le foglie staccate

Potere delle barelle, un milione ottocentomila anni fa si nasceva
già per marcire, perire, soffrire

Questo giorno, di simili ne abbiamo già avuti,
tantissimi simili

giorno in cui si inabissa il vento
giorno di pensieri intollerabili

Osservo quegli uomini immoti
sdraiati sulle chiatte

Partire.
In ogni maniera partire.

La lunga lama fluente dell’acqua arresterà la parola.