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Sulla schiena del drago | Reportage di Enrico Mariani e Francesco Mazzanti (estratto)

C’è un’area camper dove si trovano, dentro a container e roulotte, la tabaccheria, la farmacia e le varie associazioni del territorio, tra cui il camper di Laga Insieme con i ragazzi di Amatrice 2.0 o l’ente Parco Nazionale dei Monti della Laga e del Gran Sasso d’Italia. Ci si occupa di tutto, dall’assistenza e informazione al servizio copisteria.

– Gabrié, che ce fai nel furgone? Do’ sei stato?

– Mah, non lo so, a famme un giro, non ne posso più de vedè tutte ste macerie – risponde un signore anziano che indossa una t-shirt bianca. Vive in un camper all’interno di quest’area.

– Ma che, per caso, possiamo lascialla da te la vespa stanotte?

– Certo certo, qua non ve la tocca nessuno. Po’ la mettiamo qui, vicino all’altro gioiello – indica la strada, lo seguiamo a motore spento e lasciamo Vespa vicino a una vecchia motocicletta – questa è ‘na Benelli. Te pensa che l’ho riesumata dalle macerie questa qua. Stava là sotto. C’avrà un par de decenni de più della vespa vostra. Poi…l’ho rimessa a posto, guarda ‘n po’.

Si siede sul sellino, da due forti pedalate e il motore si accende.

– Incredibile!

Gabriele ci mostra fiero la sua opera e ci spiega come funziona.

– Allora, va anche questa a miscela, ma c’ha ‘na percentuale diversa. Poi pe’ frenà bisogna andà coi pedali all’indietro, come le biciclette che fanno adesso. Volevo venderla, ma poi pe’ ducento euro, a ‘sto punto preferisco donalla a uno che ce fa le collezioni, che se la tiene bene.

Vespa resta in ottima compagnia.

Si torna ad Accumoli. Armando, in quanto proprietario del B&B, è stato convocato in Comune, insieme con gli abitanti della frazione di Libertino. Una delegata della Regione Lazio spiega, alla presenza il sindaco Stefano Petrucci, il motivo della convocazione. La Regione deve capire se, per la frazione, ha senso fare un piano urbanistico. All’interno della sala ci sono circa 25 persone: i residenti e i proprietari delle seconde case. A questi si richiede di far pervenire alla Regione, attraverso un modulo, la perimetrazione delle case. Vale a dire: volume, superficie, altezza e numero di appartamenti. La riunione è indirizzata soprattutto ai cosiddetti agglomerati, non le case sparse. Cioè quegli appartamenti che erano uniti e costruiti adiacenti, seppur appartenenti a proprietà diverse.

– Vogliamo provare a ricostruire dov’era e com’era? – provoca la delegata – gli ingegneri quindi possono valutare, in base ai moduli pervenuti, se è possibile effettuare disaggregazioni.

La cosa più importante, come viene ribadito più volte, riguarda le misure delle nuove costruzioni: devono rispettare quelle del passato. Così come i vari allineamenti. Ci deve essere l’allineamento prima che siano erogati i contributi statali.

– Scusi…ma chi la casa ce l’ha crollata? – domanda un ragazzo.

– Non cambia. Quella casa può essere accompagnata nella sua storia edilizia da degli atti tecnici. La difficoltà è un rilievo dello stato di fatto perché non si riesce a entrare. La fonte unica legittimante in attesa della quale si va in catasto, in periodo di pace, è l’archivio comunale che legittima i metri quadri. Il comune di Amatrice ha un problema nel proprio archivio? A quel punto si mettono insieme altre informazioni legittimanti la superficie, ma Accumoli non ha questi problemi. Le pratiche edilizie nascono dal 1967 in poi. Tutti i giovedì mattina siamo sia qui che ad Amatrice, se no a Rieti caso specifico su caso specifico. Richiesta di appuntamento all’ufficio tecnico.

– Se gli atti non si dovessero trovare, che magari se so’ persi?

– Al caso specifico risposta specifica. Ci sono altri enti che possono avere agli atti la sua… facciamo i cani da tartufo.

La riunione è terminata. Dalla porta dell’ufficio comunale escono sbuffi e teste basse.

Una signora dice che sua madre non ne può più di stare al mare. Grottammare non fa per lei, e dopo dieci mesi è ora che se ne torna a casa. Ha ottant’anni, dice che non resiste più, si devono sbrigare a dare una soluzione, se no impazzisce.

Restiamo con Armando sul piazzale accanto alla Salaria e, come immaginavamo, ci presenta tutti. C’è anche un tassista romano arrivato direttamente dalla capitale con la sua Multipla bianca, ha origini a Libertino ma vive da anni a Roma, vicino all’aeroporto.

– Da quarant’anni. Io abito in campagna, sulla terza pista de Fiumicino, pensa che me atterrano gli aerei sulla capoccia. Tre volte m’hanno scoperchiato il tetto. C’ho gli amici miei piloti che me dicono ‘Oh, taglia il prato’. Certi ragazzetti andavano a pomicia’ e restavano infangati. Poi me venivano a suona’ alle due de notte. Chiamavo l’amico mio col trattore: ‘valli a tira’ fori’. Io ce so’ abituato agli aerei. Voglio fa un ristorante pe’ fa i soldi a palate: lo voglio chiama’ “L’ala”.

Si riprende la macchina e si va in direzione dell’Abruzzo. Detta così sembra molta strada, in realtà bastano pochi chilometri e si passa da una regione all’altra, in macchina non ce ne accorgiamo. Nei bar, però, i dialetti cambiano, si riconoscono le sfumature dei diversi accenti. Per arrivare a Marana, piccolo paese abruzzese, passiamo vicino a Montereale, una perla incastonata sulle montagne e Armando non resiste. Ci porta con la macchina fino al centro storico.

– Vedete… l’Appennino è così. Reperti archeologici, insediamenti romani, palazzi medievali, palazzetti rinascimentali. Perché nessuno li conosce? C’è qualcosa che non avevamo fatto prima ma che possiamo fare ora? Dobbiamo riuscire a fare in modo che tutti percepiscano questo valore, non solo il letterato o il critico d’arte.

Armando riflette su uno dei futuri possibili di questa terra. Secondo lui si deve anche ripartire dall’immenso patrimonio culturale del territorio.

– Se tu non dai valore a quello che c’è nel centro storico, Montereale che paese è? Lo puoi ristrutturare. Di sera, illuminato, è una favola. Non se ne parla nemmeno nelle narrazioni del terremoto. I cittadini si devono sentire coinvolti e partecipi di questa identità, tu sei nato qui e questo ti appartiene, è tuo. Il rischio è di tenere in considerazione solo l’aspetto commerciale della ricostruzione. L’abitare deve essere un nuovo abitare. Il terremoto non lascia più le cose come prima. Chi ci vive deve essere orgoglioso, e poi queste bellezze appartengono anche al visitatore….

Il nostro piccolo viaggio in Abruzzo terminerà a Tornimparte. Paese alle porte dell’Aquila dove vivono gli amici di Armando. Sono soci dell’associazione Laga Insieme, sfollati e sopravvissuti alla tremenda scossa del ventiquattro agosto. Ci incontriamo nel parcheggio di una Coop e andiamo a cena a Lucoli. Il giropizza più in altitudine della nostra vita, almeno fino a ora. A cena si parla di Pirozzi, di AS Roma, di ricostruzioni, di escursioni in montagna.

È il venticinque luglio ma mangiamo dentro, fuori l’aria fredda obbliga a coprirsi.

Torniamo in macchina a Tornimparte, a casa di Angelo. A mezzanotte e trenta inizia uno speciale del TG5 sul terremoto del centro Italia. Mentre una genziana artigianale si occupa della digestione guardiamo tutti, col naso all’insù, lo schermo. La canzone “Vivere” di Vasco Rossi, immagini di Amatrice, di Visso, dei paesaggi dei parchi nazionali. Tanzi, del CAI di Amatrice, accompagna il giornalista nella zona rossa del centro storico. Mostra il servizio del matrimonio di sua suocera, coperto dalla polvere ed esposto alle vie vuote di un paese che non c’è più.

         

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