Clara Eissner Zetkin e la questione femminile | OttoMarzo

Argo inaugura, in questa giornata che pone un’attenzione particolare al mondo femminile, uno spazio nuovo intitolato OttoMarzo in cui vengono pubblicati, ogni quindici giorni, articoli che riguardano la vita, le opere, il pensiero e le azioni di donne straordinarie. I contributi nascono dalla raffinata penna di Francisco Soriano, che da tempo porta avanti la ricerca e lo studio sulle vite di coloro che si sono fatte carico del faticoso processo di rivendicazione della Libertà e dell’uguaglianza dei diritti. Donne che hanno fatto la Storia, attraverso l’impegno, le lotte, i sacrifici, il lavoro, la partecipazione, la cura delle relazioni e la rinuncia -spesso- alla propria libertà e alla propria vita, in nome della dignità, del rispetto, dell’uguaglianza dei diritti umani e civili. Donne che la Storia, troppo spesso – e in modo strategico- ha deciso di dimenticare.
L’intento è quello di rendere ogni giorno della vita di ciascuno di noi, in ogni angolo della terra, un OttoMarzo nutrito di consapevolezza e bellezza, di conoscenza e rispetto delle individualità, delle libertà e della coscienza di ogni creatura umana. OttoMarzo è un percorso nella Storia e nelle Storie, che Soriano propone per ricordarci che «senza il principio generale di uguaglianza, di legittima richiesta di partecipazione e responsabilità alla vita civile nelle proprie società, senza l’abbattimento di pretese egemoniche di gruppi di potere o burocrazie politiche, il percorso verso una piena e matura uguaglianza di genere resta complesso e imperfetto».
Rossella Renzi

Clara Eissner Zetkin fu la prima politica e femminista a proporre nel 1910, al Congresso di Copenhagen, l’istituzione di una Giornata Internazionale della donna. Pensatrice e rivoluzionaria di statura mondiale fu presto dimenticata dalla Storia, talvolta avida di figure femminili spesso concepite solo in una dimensione scandalistica, tragica o da romanzo rosa. Clara Zetnik fu una donna di incommensurabile valore: personalità complessa e moderna elaborò un pensiero libero e indipendente, si prodigò materialmente in un’azione che intendeva combattere la sudditanza femminile in una dimensione di lotta globale per l’emancipazione dei più deboli e del proletariato e rivendicò nei confronti delle stesse donne una vera e propria assunzione di responsabilità nella società civile.

Fu questa idea di lotta, divenuta valore invincibile per Clara, che rappresentò la stella polare del suo straordinario percorso di rivendicazione. Erano anni importantissimi, donne affascinanti e accese rivoluzionarie rappresentavano nell’itinerario della lotta per i diritti, il riferimento di intere
comunità di uomini e donne che intravedevano la conquista di libertà e uguaglianza come condizioni possibili in un orizzonte non lontanissimo. L’uguaglianza politica è certo prerequisito per il rispetto dei diritti umani ed economici ma non conduce, come già era chiarissimo a Clara Zetkin, all’automatismo delle pari opportunità per la “semplice” fruizione dei diritti nella partecipazione politica. La pensatrice tedesca sembra essere in qualche modo legata da un filo rosso alla parabola tragica di Olympe de Gouges: soprattutto per quel richiamo solenne a tutte le donne invitate a una presa di coscienza e di responsabilità nella vita civile e amministrativa della società.
La scrittrice transalpina della Dichiarazione dei diritti delle donne rivendicava il diritto ineludibile di ogni donna di salire sul patibolo come sulla tribuna politica. Era giunto il momento di stabilire, una volta per tutte, che le donne non erano più relegate a occuparsi soltanto di questioni familiari ed emozionali ma chiamate a prendere parte responsabilmente alle scelte, alle vicissitudini, alle lotte per il miglioramento della cosa pubblica.
Nel 1874, Clara Eissner Zetkin cominciò a frequentare un corso per diventare insegnante e fu in questa occasione che ebbe i primi contatti con il movimento delle donne e dei lavoratori formatosi in Germania. Aderì pertanto al Partito Socialista fondato dalla fusione di due formazioni politiche: l’ADAV di Ferdinand Lassalle e lo SDAP di August Bebel e Wilhelm Liebknecht. Erano purtroppo gli anni della reazione conservatrice del cancelliere Otto von Bismarck e molti militanti antagonisti furono costretti alla fuga. Zetnik fu costretta a trasferirsi a Zurigo: era il 1882. Successivamente si diresse a Parigi, dove conobbe Osip Zetnik già espulso dalla Germania per attività politiche illegali. Egli diverrà il suo compagno e padre dei suoi due figli. Diverse vicissitudini economiche la costrinsero a una vita particolarmente difficile: cercò di sbarcare il lunario come giornalista e traduttrice. Fu però nella capitale transalpina che ebbe la possibilità di incontrare i leader del movimento operaio internazionale e confrontarsi con i valori del marxismo e delle altre compagini politiche. I movimenti antagonisti divennero i riferimenti nella II Internazionale svoltasi a Parigi in coincidenza con l’Esposizione Universale. Clara Zetkin contribuì massicciamente con i suoi contributi ai lavori preparatori dei vari congressi della II e III Internazionale, partecipando sia come corrispondente dell’organo di stampa Socialdemokrat, sia come delegata delle donne socialiste di Berlino. Il contributo della Zetkin risulterà fondamentale grazie alla pubblicazione del suo libro sulla questione dei diritti delle donne e dei lavoratori, in un’ottica internazionalista e di rivendicazione del movimento femminile all’interno di una cornice ideologica prettamente marxista. Non a caso, lei stessa sosterrà le strade del socialismo e del femminismo come assolutamente univoche e indissolubili. Intanto, nel 1898 si era tenuto a Stoccarda il Congresso del partito e Zetkin si battè per avere un confronto con i sostenitori che facevano riferimento a Bernstein. Fu un momento drammatico dell’intero movimento: fondamentale risultò essere il pensiero di Rosa Luxemburg. Tra le due nacque una profonda amicizia. Si ritrovarono insieme al Congresso di Hannover, dove si consumò lo scontro definitivo fra Bebel e Bernstein. Clara Zetkin espresse, contro ogni revisionismo, le sue posizioni sul giornale femminista Die Gleichheit e Rosa Luxemburg in un libro divenuto famoso: Riforma sociale o rivoluzione? Ambedue parteciperanno a tutti i congressi di partito e a un impegno senza precedenti, pubblicizzando posizioni antimilitariste, antimperialiste, femministe e di lotta al riformismo. Infatti, nel 1915 Zetkin organizzava in Svizzera la prima Conferenza Internazionale delle donne socialiste contro la guerra imperialista e capitalista.
Anni intensissimi culminati nella rottura insanabile con la maggioranza revisionista del partito e la fondazione del Partito Comunista tedesco, dopo la costituzione del gruppo Internationale e il primo numero della rivista omonima nell’aprile del 1915. Per la Zetkin, la questione femminile era
inscindibile dalla questione sociale: erano momenti topici per la vittoria del proletariato. Le due questioni rappresentavano la duplice sudditanza all’uomo e del proletariato al capitale che dovevano essere sconfitti dall’azione coordinata delle donne in ogni settore della società. Fu nel Congresso di Gotha che Zetkin portò sul tavolo la proposta di organizzare un sistema di fiduciari del partito per pianificare la lotta politica delle donne in tutti i centri regionali del Paese e, non a caso, nel 1920 Clara Zetkin venne eletta Presidente del Movimento internazionale delle donne socialiste. In questi anni, molti furono i contatti con Lenin anche durante l’esilio a Monaco. Proprio agli esordi della III Internazionale vi fu un incontro, fra Lenin e Zetkin ricordato dalla femminista in uno scritto del 1925 da titolo: Lenin sul movimento femminile. Un testo interessante per comprendere l’idea di società che Lenin intendeva sviluppare. La stessa Zetkin narrava dell’interesse che il rivoluzionario prestava alla questione femminile:

«Il compagno Lenin mi ha spesso parlato della questione femminile. Le riconosceva una grande importanza, poiché il movimento era per lui parte costitutiva e, in certe condizioni, parte stessa del movimento delle masse. È inutile dire che egli considerava la piena eguaglianza sociale della donna come un principio indiscutibile del comunismo»

Uno degli incontri fra i due avvenne proprio nell’ufficio di Lenin, al Cremlino, egli così affermava:
«Noi dobbiamo assolutamente creare un potente movimento femminile internazionale, fondato su una base teorica netta e precisa. È chiaro che non può aversi una buona pratica senza teoria marxista. Noi comunisti dobbiamo mantenere su tale questione i nostri principi in tutta la loro chiarezza. Dobbiamo distinguerci nettamente da tutti gli altri partiti».
Era chiaro che l’unica visibilità e la sola possibilità di dare quadri sperimentati e preparati al movimento femminile fu l’allora partito bolscevico. Molteplici erano le contraddizioni e le sofferenze che le donne dovevano patire, soprattutto per le questioni sessuali e matrimoniali, sociali ed economiche, aggravate dalla guerra e dalle carestie da essa provocate. Fu insieme a Lenin che la Zetkin analizzò profondamente la questione femminile in un’ottica sociale, economica e culturale, in un momento storico in cui i legami sociali si erano indeboliti al punto da condurre al cambiamento delle forme matrimoniali e sentimentali, nella loro dipendenza all’economia, in una logica di sottomissione tipica della società borghese. Per Lenin e per la Zetkin al vertice della cultura borghese, si ergeva una falsa morale sessuale, una idea egemonica nella sovrastruttura ideologica della società che conduceva inesorabilmente alla tutela della proprietà privata. Zetkin sottolineava il legame assoluto che esisteva tra la posizione sociale e quella umana della donna: questo determinava un punto di partenza nella comprensione del problema del ruolo della donna come parte indiscutibile della questione sociale che, inserita nel mondo del lavoro, sublima il proprio ruolo e la propria libertà solo nella lotta di classe del proletariato. Nella teoria marxista, le donne avrebbero dovuto acquistare una reale coscienza di quel legame politico che esisteva fra le rivendicazioni del proletariato e i bisogni, le aspettative, le aspirazioni e i tormenti delle stesse. Inoltre, si voleva consolidare l’idea che la dittatura del proletariato significasse completa eguaglianza con l’uomo di fronte alla legge e nella pratica, così come ripeteva lo stesso Lenin, nella famiglia, nello Stato e in ogni altro settore della società; ciò avrebbe finalmente rappresentato la fine del potere della borghesia. Da parte sua, nella totale critica al revisionismo, Clara Zetkin pose la questione femminile all’interno della cornice della tradizione marxista, impostandola come questione sociale che troverebbe la sintesi solo dopo la lotta d’emancipazione della donna proletaria. L’obiettivo finale rimaneva non la libera concorrenza con l’uomo ma la conquista del potere politico del proletariato, accettando anche il contributo delle rivendicazioni del movimento femminile borghese. Non senza contraddizioni, l’alleanza che il proletariato chiedeva alle masse femminili era lontana da quella egemonia che metteva insieme le rivendicazioni più profonde degli oppressi, gli interessi che la borghesia non poteva soddisfare e che invece solo il proletariato poteva sublimare. Un’alleanza che era strumentale e che alla fine non sottraeva le donne alla stessa dinamica interumana che la borghesia fino ad allora aveva loro riservato. Certo, Zetkin aveva intuito, pur nella sua visione marxista del problema, che la questione femminile presentava diverse caratteristiche a seconda della situazione di classe dei diversi gruppi sociali, e ammetteva che la questione per le donne della cosiddetta borghesia e dei ceti intellettuali, includeva un aspetto più profondo, un lato morale e spirituale […], lo sviluppo della propria personalità. Zetkin inoltre, chiedeva a gran voce il diritto di voto per le donne non come diritto naturale ma come diritto sociale che avrebbe proiettato la donna nei rapporti di produzione capitalistici al fine di emanciparla e liberarla proprio nel lavoro femminile. Per la Zetkin, ogni campagna elettorale è una lotta per il diritto di voto della donna, non limitato ma universale, […] un mezzo eccellente per aprire una breccia nell’ultima e forse più salda fortezza dell’incomprensione delle masse: l’indifferenza e l’arretratezza politica di vaste masse del proletariato femminile. Le soluzioni pensate da Zetkin e da Lenin rappresentano oggi spunti di analisi e strumenti utili alla comprensione di specifiche dinamiche storiche che hanno determinato la crescita del movimento femminista internazionale. Già in quegli anni tuttavia, si era compreso che la questione femminile non poteva essere derubricata al semplice riconoscimento della dialettica fra movimento di massa e riferimento “egemonico” dei comunisti (che ne avrebbe dovuto assumere la guida). I principi di autonomia e quello di unità del movimento di massa ancora oggi, se riconosciuti e ben sviluppati, potranno portare a una conquista delle rivendicazioni senza l’attesa di concessioni o quote di partecipazione. Bisognerà rispettare le individualità, i gruppi di riferimento, la libertà e la coscienza degli individui e ribadire ancora una volta che, senza il principio generale di uguaglianza, di legittima richiesta di partecipazione e responsabilità alla vita civile nelle proprie società, senza l’abbattimento di pretese egemoniche di gruppi di potere o burocrazie partitiche, il percorso verso una piena e matura uguaglianza di genere resta complessa e imperfetta.

Indicazioni bibliografiche

• Clara Zetkin, La questione femminile e la lotta al revisionismo
• Clara Zetkin, Lenin e il movimento femminile




Tra la donna-sole e la donna-pesco, la Noe Itō di Franciso Soriano | di Antonino Contiliano

La recensione di Noe Itō, anarchica e femminista giapponese uscita per Mimesis Edizioni sul finire del 2018

Di Noe Itō- Vita e morte di un’anarchica giapponese autore è Francisco Soriano. Opera composita, il libro, ripercorrendone alcune tappe, ricostruisce il tempo geo-storico complessivo e complesso del Giappone. È il Giappone visto e raccontato attraverso un intreccio che, contemporaneamente, incrocia le sue stazioni feudo-patriarcali, le lotte di successione tra identitarismo e spinte modificanti,  il destino dell’anarchica e femminista Noe Itō e le dinamiche di reazione e controreazione.

Un complesso sistema di elementi che muove le trasformazioni della società e dei suoi habitus. Un processo, è possibile dire, a cui confini, tra  il sommovimento tellurico (noto come il “Grande terremoto del Kantō” del 1923) e le correnti dei rivolgimenti di fine Ottocento e inizio del Novecento (in genere sono le correnti dei movimenti culturali e le traduzioni europei, come gli stessi sommovimenti rivoluzionari politici generati dalla rivoluzione sovietica), premono forze e tendenze che respirano tensioni e orizzonti diversi rispetto allo status dell’ordine di fatto. In giro, anche sotto l’ascolto delle “tra-duzioni” culturali europee, ad opera di minoranze culturali-politiche si respirava e si aspirava a legittimi cambiamenti.

Sintetizzando (una per tutte), viva era l’aspirazione a lasciare il codice fisso della superiorità del maschio e guerriero – che disciplinava in maniera ferrea l’identità della donna entro il recinto della buona madre di famiglia ubbidiente e con la virtù del non parlare e del non fiatare sempre sorridente – per assumere quello del paritario e reciproco rispetto, dell’indipendenza economica e della pari libertà di scelta anche sul piano dei rapporti erotico-sessuali.

Una descrizione e un racconto storico in cui il governo isolazionista e l’ideologia del momento (conservatrice e reazionaria animante), per converso, appaiono forze conservatrici, reazionarie e agenti con licenza di uccidere. Uccidere (presunte/inventate o vere che fossero colpe e responsabilità individuate e denunciate) cioè chiunque si opponesse alla creduta identità dell’anima nipponica e all’azione del potere al governo che se ne riteneva custode e difensore. Una congrega, questi agenti, che, approfittando del clima d’insicurezze e delle devastazioni incontrollabili, provocati dallo stesso terremoto, non ha esitato a far stragi, impunemente, di tante vite ritenute capaci di reali o immaginati saccheggi, sabotaggi e colpi di mano (magari sostenuti da forze esterne…) per sovvertire l’ordine costituito.

Così, rimanendo nel circoscritto tema dell’odio etico-politico per la figura dell’anarchica Noe Itō, Noe e componenti familiari e compagni di lotta ribelle vengono massacrati e sepolti senza processi o con processi farsa montati ad hoc.

Evidente, in ogni modo, nel percorso dei quattro capitoli del libro – “Il male oscuro, Samurai e signori della guerra, Museihushugi, iI morte di Noe Itō –, accompagnato da diverse “illustrazioni” d’epoca, è la percezione che collettivi e individualità di natura diversa si trovano in parallelo e mutuo conflitto genetico ed evolutivo; evidente è, anche, che l’identità di un sistema chiuso, qualunque sia la configurazione, è destinata a trasformarsi grazie all’instabilità delle “temperature”. Sembra scontato, ma è così! È, se così si può dire, un fenomeno termodinamico che nessun può smentire o falsificare nelle sue varie fasi; esserne parte costituente come soggetto non passivo è per di più componente ineliminabile, fortunatamente!.

Cambiare forma e contenuti e valori (a ognuno, poi, la responsabilità del punto di vista e di esistenza!) come un rapporto dinamico tra elementi eterogenei, che non si riducono a somma zero, è processo cui niente si sottrae. Sono così, per esempio, le varie dimensioni dello spazio e del tempo che, in ordine quantitativo e qualitativo territoriale, locale e non, fanno sì che collettivo e individui si trovino a fronteggiarsi in termini di potere e contro-potere.

Un sistema eterogeneo di relazioni che, in varia combinazione, intrecciano, intersecano tensioni singolari di gruppo o di gruppi, favorendo una parte piuttosto che un’altra. Un campo di energie, attività e insorgenze molteplici come può essere la differenza ribelle di gender – genere – che, non dissimilmente dalle rivendicazioni libertarie anarco-comuniste, e pur nelle variazioni dei modelli che li contraddistinguono, confliggono contro i tipi di regime o d’ordine bloccato. Due estetiche in opposizione (non solo estetica): l’una del riconoscimento identitario e l’altra di opposizione; un’individualità anarchica, o comunista, o anarco-comunista che s’incarna in una donna, Noe Itō, e un collettivo differenziale di riconoscimento escludente il diverso, il contagio da eliminare.

Un po’ (approssimando) come dire che Francisco Soriano è riuscito a far sì che la sua scrittura fosse capace di renderci un système où tout se tient, un modello dialettico in cui la colla della congiunzione e della disgiunzione storico-materiale dei rapporti trova sempre un quid che ne rimette in discussione il tutto, mentre apre altri mondi … possibili.

Così, con passo esitante (e l’occhio alla brillante e sicura prefazione di Rossella Renzi), saltellante, a lettura del libro ultimata, è possibile dire del sapere-sapore trovato lì dove l’intero percorso della scrittura si muove anche tra l’immaginario di due figure di donna giapponese (la donna-sole ad apertura e la donna-pesco in chiusura).

Un’immagine poetica, straordinariamente fascinosa quanto intellettualmente illuminante, che ci si para davanti con la forza inaggirabile dell’impersonale poesia che ci se-duce: «Si dice che, ancora oggi, Noe Itō attraversi scalza i sentieri dei peschi in fiore. Sparisce al primo raggio di luce del giorno che nasce, per rimanere indelebile nella memoria delle donne e degli uomini liberi» (p. 97).

Una chiusura che, a parere di chi scrive, non poteva essere diversa se uno dei fuochi della storia è il conflitto tra il potere dominante e di stagione – il potere dell’oppressione, dello sfruttamento e delle diseguaglianze … – è l’utopia poetico-politica dell’anarco-comunismo della figura di Noe Itō e fratelli/sorelle di lotta.

Un’adeguata chiusura di promessa e speranza di rinascita: una testimonianza universale che non lascia adito a dubbi circa la necessità e l’urgenza di mai abbandonare la presa di coscienza e di lotta avversa alle ingiustizie e al degrado. Oggi più che mai … una lezione per il nostro tempo così oscuro e triste per la democrazia e la libertà.

Il libro, questo libro, diversamente da tanto chiacchiericcio editoriale in rete e fuori rete, con il correlato storico delle costanti e delle variabili messe sul tappeto, rappresenta la voce inalienabile della verità, della libertà e della democrazia che, fra gli ostacoli, non rinuncia al cammino.

Un cammino che non ha paura di affrontare la morte e i disastri controrivoluzionari. La storia del resto non procede in linea retta; ma non per questo – dice la sua voce – che in pace siano lasciati oppressioni, sfruttamenti e diseguaglianze, a qualunque titolo messi in pentola. Che l’amaro anarco-comunismo sia ancora, allora, sui sentieri dove Noe Itō cammina con il profumo dei “peschi in fiore”. Anche in questa transcodificazione semantica e pragmatica, crediamo, che il lavoro di Francisco Soriano continui a mantenere il filo rosso del suo tout se tient.

Antonino Contiliano