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La Traviata (“Degli specchi”) allo Sferisterio di Macerata | Lorenzo Franceschini

immagine traviata
Torna anche in questa bizzarra estate lo sguardo argonautico sulla lirica, con la cronaca della prima de La traviata maceratese, andata in scena al celebre Sferisterio, fiore all’occhiello della città marchigiana, sabato 26 luglio 2014, nell’ambito della rassegna L’Opera è donna.

Il clima inclemente di questa estate non ha mancato di disturbare anche questa rappresentazione; fino a poco prima delle 23.00, orario dopo il quale la recita in programma viene annullata, con conseguente rimborso di tutti i biglietti, la pioggia ha continuato a battere incessante, accompagnando bagliori minacciosi che hanno atterrito il pubblico in attesa. Ma quando tutto sembrava ormai perduto, Giove pluvio ha deciso di concedere qualche ora di sollievo ai mortali, gli aspiranti spettatori in fuga sono stati richiamati indietro e lo spettacolo è iniziato, anche se il pubblico confluito nell’arena alle 23 è stato meno numeroso di quello in attesa alle 21 davanti al teatro.

In questa occasione, gli organizzatori hanno saputo mostrare grande stile e risolutezza nel recuperare una situazione molto difficile. Sul palco il direttore artistico del Macerata Opera Festival, Francesco Micheli, ha annunciato la ripresa dello spettacolo, avvertendo che alcuni passaggi scenici sarebbero stati lievemente modificati a causa di problemi tecnici causati dal maltempo. Puntuale come sempre a queste latitudini è scoppiata la lamentela di chi, sicuro del rimborso, già si immaginava in babbucce davanti al televisore, e invece si è trovato a doversi sorbire una Traviata che sarebbe continuata fino a tarda notte – come se tutti non fossimo stati lì per questo. Soprattutto da parte di alcuni colleghi della stampa sono giunte critiche molto rumorose ed insistenti. A nostro avviso un comportamento simile è deprecabile, infatti gli organizzatori dello spettacolo lirico all’aperto, in caso di maltempo hanno l’obbligo di far iniziare la messinscena se prima delle 23.00 smette di piovere. In questa occasione la perturbazione è finita poco prima di quell’ora e con un grande sforzo organizzativo lo spettacolo è potuto cominciare. Per fortuna, la maggior parte del pubblico ha capito la situazione, e al suonar della campanella, un grande applauso ha accompagnato l’inizio dell’opera.

L’allestimento è quello del 1992 di Henning Brockhaus e Josef Svoboda, chiamato “degli specchi”, per la presenza di uno specchio enorme inclinato sopra la scena, a raddoppiare il palco in un gioco illusionistico davvero efficace. Sul podio, alla sua prima esperienza con La traviata, Speranza Scappucci, che ha saputo far fronte alla difficile impresa con professionalità e passione. Ottima anche l’esecuzione del Complesso da palcoscenico Banda “Salvadei”.

Quanto alle voci, sono tutte piuttosto belle, ma nessuna, tranne quella del baritono Simone Piazzola, si è imposta particolarmente, anche a causa della grandezza dello Sferisterio, adatto a vocalità molto potenti. In particolare, Alfredo, impersonato da Antonio Gandìa, ha espresso una voce piuttosto debole, specie all’inizio; ma dopo qualche nota si è scaldato ed ha eseguito con Violetta una buona “Croce e delizia”, dolce e precisa. La protagonista del dramma è stata interpretata da Jessica Nuccio, nello stesso ruolo del suo debutto del 2011 al Teatro “La Fenice” di Venezia. Il soprano ha espresso acuti molto belli e potenti, ricchi di armonici, mostrandosi però più debole nelle note basse. Nell’ultima scena del primo atto Violetta ha eseguito un perfetto pianissimo, dolce ed efficace, “per l’aride follie del viver mio”. Molto precisa, questa Violetta, ma poco folle, in realtà, e piuttosto composta, pur negli eccessi. Alla fine del primo atto Jessica Nuccio è stata comunque molto applaudita.

Dopo il primo atto la scena è cambiata, in pochi minuti è stato sostituito l’enorme manto dipinto su cui si muovevano i cantanti. Bravissimi i macchinisti e tutte le maestranze, che hanno raccolto diversi applausi per essere riusciti a far fronte brillantemente ad una situazione indubitabilmente ardua.

Bravo e applaudito il tenore Antonio Gandìa, nei panni di Alfredo, nel “Lunge da lei per me non v’ha diletto!” che apre il secondo atto. Poco più avanti ha urlato un po’ la frase “quest’onta laverò”, ma è perdonabile. Ha faticato un po’ nel registro alto.

Il migliore tra i cantanti è stato il baritono Simone Piazzola, interprete di Giorgio Germont, dalla voce piena, corposa e potente, e preciso nell’esecuzione. Molto bello e applaudito il duetto tra Violetta e Giorgio Germont del secondo atto.

Molto piacevoli le coreografie di Valentina Escobar, esaltate dagli splendidi costumi di Giancarlo Colis e dallo specchio enorme inclinato sopra le teste degli artisti. In particolare le scene di festa sono state molto apprezzate. Bellissima la scena dei toreri. Bravo il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini”, curato da Carlo Morganti.

Violetta nel terzo atto ha regalato momenti di viva emozione, quando, nella sua ultima battuta, canta “Alfredo, Alfredo, di questo cuore non puoi comprendere tutto l’amore”, un passaggio indimenticabile, che Jessica Nuccio ha saputo interpretare in modo opportuno. Il pentimento di Alfredo è palpabile, Violetta è di una dolcezza, e di una fermezza, strazianti.

Impressionante il momento finale della rappresentazione, quando lo specchio enorme inclinato sopra la scena si è raddrizzato lentamente, riflettendo, durante le ultime note accorate, il pubblico, che nel momento culminante del dramma s’è scoperto commosso.

         

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