Uccelli di Giulia Cosio ⥀ Autopoetica
La rubrica Autopoetica, a cura di Marzia D’Amico, dedica questa pubblicazione al progetto letterario e visivo Uccelli di Giulia Cosio, presentandone un estratto accompagnato dalla relativa video-performance. È possibile segnalarsi inviando propri testi e una dichiarazione di autopoetica alla mail: autopoetica.argo@gmail.com (tutte le pubblicazioni finora apparse nella rubrica possono essere lette qui)
Uccelli è un poema composto da diversi canti ancora in parte in via di elaborazione ed è dedicato, per definirlo in due parole, al male, o meglio a ciò che ci fa male. Attraverso fatti di cronaca o di vita quotidiana si cerca di dispiegare, lentamente e ripetutamente, un “grande problema” – perché il male? – appoggiandosi a versi formulari, come nel bisogno di farsi tante volte la stessa domanda per comprendere appieno la risposta. Il poema attraversa tre cicli, acqua, fuoco e sangue, che rappresentano simbolicamente i contesti in cui il male sorge e si rivela – ovvero nella comunità di appartenenza, nell’amore e nel retaggio familiare. Ogni ciclo è composto da diversi canti, che sono tappe ricorrenti dai contenuti simili – nell’ordine, intermezzi, ordalie, individuali e corali. Il tutto costruisce una sorta di architettura di senso dove anche il poeta fa i conti con se stesso, per diventare testimone. Un testimone, infatti, è degno di fede solo quando – faticosamente – sopravvive.
Uccelli è anche un progetto visivo e performativo, in cui diverse espressioni artistiche si richiamano a vicenda per creare un’unica esperienza integrata di parola e immagine. Esso organizza quindi attorno a un testo poetico una serie di opere grafiche, sculture in creta e video-performance, fruibili in un unico contesto espositivo, immersivo e coerente.
Il testo qui proposto fa parte dei cosiddetti intermezzi: posti ad apertura di ogni ciclo, questi canti rievocano le fasi del dolore e tentano di trovare un senso alla sofferenza, diventando dei raccordi tra le parti del poema. Il testamento dei fardelli è oggetto anche di una specifica video-performance, a testimonianza dell’intento interdisciplinare che anima l’intero progetto.
(Giulia Cosio)
⥀
Io solo sono sopravvissuto per venirtelo a dire.
Giobbe, 1,1-22
.
Il testamento dei fardelli
Se tanta non fosse
la paura di morire
oggi resterei con voi
amici miei. Del cuore
non vedo l’ingresso, né l’uscita
né ciò che s’accumula e curva
fino a inghiottire la strada.
Se stata non fosse, e tanta
l’inclemenza della vita
oggi potrebbero
i cuori malati
vivere insieme
la fatica d’esser sani.
Ma è stata, e vado.
La storia può finire
senza essere conclusa
e se chi poteva amare
è arrivato alla metà
questo cuore che rimane
ha già imparato a sanguinare.
Sul foglio, qualunque ricordo
annota da oggi un altro
passaggio – che forse
io posso vedere
perché non posso capire.
Imparare per me
È una convalescenza
e io voglio imparare
a risillabare –
. se quando
cattivi noi siamo, lo siamo
perché non parliamo
come i bambini
né come i bambini evitiamo
di somigliare invecchiando
ai nostri carnefici.
Oggi è già dopo il vostro rimorso
e non c’entra il perdono
ed è come aver fatto il percorso
al contrario per ritornare
all’inizio, ed è questa la fine.
La fine è la somma
di ciò che da sempre eccede
di poco, e ogni giorno ha nutrito
il minuscolo cuore del mostro.
Siamo figli dell’irreversibile…
Ma è stato, e vado.
Oggi è già dopo il perdono
e non c’entra il vostro rimorso
posso solo guardare
la stessa paura
con occhi più asciutti di prima.
Sento ogni tanto che quieta
la zolla del vecchio dolore
un silenzio inaudito –
. è piccola cosa
il silenzio in questo tumulto
come sasso che emerge dal fondo.
Quando arriva la tregua
non è ancora la gioia
– è quello che muore
e che lascio morire.
Se tanta non fosse
la paura di lasciarvi
oggi morirei con voi
amici miei. Ma è proprio
questa paura ad impormi
di andare. Vi prego
non tradite la felicità
quando offre le membra
all’asciutto e si volge
a quel mare di pena.
Facciamo ciò che dobbiamo.
Se è stato, andiamo
e quello che resta da dire
di noi, poveri anfibi
un giorno lo diranno
gli uccelli.
Giulia Cosio pratica una ricerca artistica che coniuga poesia, perfomance e arte visiva. Professoressa di storia e filosofia, ha incontrato e corrisposto per anni con Tzvetan Todorov, in collaborazione con il quale è nato un libro, La firma umana (Jouvence 2016). Ha diverse pubblicazioni in ambito letterario e saggistico ed è fattivamente impegnata in progetti di natura performativa, in cui ha ottenuto importanti riconoscimenti pubblici (Premio Bologna in Lettere 2022, Milano Centrale Festival 2023, Biennale di Venezia 2024).
Marzia D'Amico
Marzia D'Amico è poeta e traduttorə, il suo esordio è Liricologismo (Zacinto edizioni). Ha pubblicato poesie su diverse riviste nazionali e internazionali in lingua inglese e italiana. La sua prosa, le sue traduzioni e i suoi contributi culturali sono apparsi in radio, su carta e online. Co-edita mensilmente una newsletter transfemminista (Ghinea).

