Un evento storico è in atto nei partiti della sinistra italiana, che dalla prossima settimana confluiranno in un nuovo soggetto parlamentare, e vale la pena raccontarlo. Il racconto, nient’affatto neutro, si intreccerà con un piccolo report sulla presentazione del Worker’s act di Sbilanciamoci!, fino a osare una proposta di alleanza fra eretici. Una follia, insomma, ma si spera degna di questi nostri tempi folli.

L’evento storico

Sabato 7 novembre 2015, dalle ore 10, verrà presentato al Teatro Quirino di Roma il nuovo gruppo parlamentare “Sinistra Italiana”, che si costituirà «unendo delegazioni parlamentari che da mesi votano insieme su tutto ma che fino a oggi sono state divise da appartenenze diverse», come annunciato già a inizio ottobre da Simone Oggionni del coordimento di Sinistra ecologia libertà – Sel (Fatti e non parole, «Huffington Post», 6/10/2015).

La costituzione del nuovo gruppo era stata annunciata già da mesi, ma il processo ha subito un’accelerazioone martedì scorso con l’addio al Partito democratico (Pd) dei deputati Alfredo D’Attorre, Vin­cenzo Folino e Carlo Galli, dopo quello di Stefano Fassina, Pippo Civati e altri, avvenuto nei mesi scorsi.

Proprio D’Attorre, Folino e Galli, assieme agli ex-Pd Fassina e Monica Gre­gori, si uniranno ai 25 deputati di Sel, con il ritorno di Claudio Fava, che era uscito da Sel per passare al gruppo misto. Il gruppo di Sinistra italiana sarà quindi costituito da 31 deputati.

«Un nuovo gruppo parlamentare non è la traduzione automatica della nuova soggettività politica della sinistra che tutti vogliamo costruire» avverte il coordinamento romano di Sel dal suo sito. «Un partito ha tempi più lunghi – precisa sempre Sel Roma -, ha bisogno di avere le radici ben piantate nella storia democratica italiana, necessita di fusioni calde e processi partecipativi reali, costruisce un programma fondamentale che attraversa stagioni parlamentari e aggredisce i grandi cambiamenti che caratterizzano il mondo.»

Sin qui gli annunci. A indicare il primo nodo politico vero, però, è stato Pippo Civati, ex-Pd, fondatore di Possibile. A inizio ottobre Civati dichiarava all’Huffington Post: «sarei interessato a capire se questo nuovo gruppo si allea con il Pd o no. Io no!». Lo stesso giorno Oggionni di Sel gli faceva eco dalle colonne dello stesso sito: «attenzione a fondare un progetto strategico sui metri che ci distanziano dal Partito democratico: nei territori, nelle città e nei Comuni non possono esistere automatismi o schematismi e non esiste alcun obbligo a rompere o a interrompere esperienze amministrative che la nostra gente e i cittadini considerano positive, esempi di buona politica e buona amministrazione».

Eretici alla riscossa

Ecco la storia, dunque. Ora provo a ripetere la proposta che ho avanzato al deputato di Sel Giulio Marcon, fondatore della campagna Sbilanciamoci!, sabato 23 ottobre scorso a Roma. Ero alla presentazione del Worker’s act, la controfinanziaria di Silanciamoci! (scaricabile gratuitamente qui), avvenuta al Salone dell’Editoria sociale di Roma, con la partecipazione del prof. Claudio Gnesutta (già docente di Economia Politica e Politiche economiche, Università di Roma “La Sapienza”), della prof.ssa Natalia Paci (docente di Diritto del Lavoro, Università di Urbino “Carlo Bo”), di Grazia Naletto (portavoce Sbilanciamoci!), di Rachele Gonnelli (giornalista del quotidiano «il manifesto») e di Marcon stesso.

Occorre – questa la conclusione del mio intervento – che gli economisti eretici si alleino agli eretici di tutti gli i campi, soprattutto politici, intellettuali, imprenditori e comunicatori, per mostrare che un’altra economia è possibile e che solo da un’altra economia, democratica e non-profit, può sorgere un altro mondo possibile.

Proverò qui e ora a dare il buon esempio, io per primo, svolgendo il mio lavoro di comunicatore eretico, proveniente dal mondo del giornalismo e della letteratura, e sintetizzando per i voi lettori e lettrici i punti salienti della presentazione del Worker’s act.

Non c’è più tempo da perdere. Nel suo intervento Claudio Gnesutta ha ribadito ciò che vanno dicendo da mesi gli economisti più avvertiti di tutto il mondo: nei prossimi anni il lavoro sarà sempre meno, per via dell’automazione. Che fare, dunque? Secondo Gnesutta, deve essere lo Stato a incentivare lavori per i beni comuni sociali, come per esempio la ristrutturazione di complessi edilizi a fini sociali, la manutenzione del verde pubblico, ecc., a cui i privati non sono interessati perché poco remunerativi. Un’altra soluzione per combattere la mancanza di lavoro potrebbe essere la riduzione dell’orario di lavoro, indirettamente, detassando le prime ore.

Da giuslavorista Natalia Paci ha decostruito la propaganda con cui è stato presentato il Job’s act, soprattutto in merito al contratto a tutele crescenti. Altro che tutele crescenti! Secondo Paci, il vero perno della legge, l’abolizione dell’articolo 18, ha finito per privare il lavoratore di tutte le altre tutele, perché un lavoratore licenziabile senza giusta causa è un lavoratore ricattabile, che non può far valere i propri diritti.

Giulio Marcon, dal canto suo, ha invitato a lottare, perché un conflitto c’è, ma esso vede il movimento operaio e il sindacato in enorme difficoltà. Bisogna rovesciare il paradigma economico che imperversa in Europa e che discende dal modello reaganiano, che riecheggia il presidente del consiglio Matteo Renzi quando dice che ridurre le tasse non è di destra né di sinistra. Il mondo politico è subalterno ai diktat del mercato, mentre la sinistra dovrebbe rimettere al centro le politiche per il lavoro, con al centro i diritti e la dignità dei lavoratori. La politica industriale è scomparsa dalle agende di governo, perché secondo l’ideologia neoliberista deve essere il mercato a fare la politica industriale. Per promuovere i contratti a tutele crescenti si sono spesi 70-80 mila euro a lavoratore, secondo Stefano Fassina: cosa si sarebbe potuto fare con politiche del lavoro alternative? Per essere competitivi un tempo si svalutava la moneta, oggi si svaluta il lavoro. Dobbiamo ribaltare il paradigma e costruire una politica di sinistra e dei sindacati mirate al lavoro, riscoprendo alcune parole-chiave: redistribuzione del lavoro, attraverso la redistribuzione del lavoro; contratti di solidarietà. Il Def, il Documento di economia e finanza, si basa su quattro pilastri: riduzione della contribuzione fiscale; privatizzazioni (80 miliardi nei prossimi 5 anni), smantellando il patrimonio pubblico; investimenti privati (315 miliardi a livello europeo), attraverso la decontribuzione; precarizzazione del mercato del lavoro, che nei prossimi mesi si sposerà con la limitazione del diritto di sciopero.

A conclusione del dibattito è intevenuto anche il grande Valentino Parlato, che ha voluto sottolineare che è in atto una sottovalutazione del lavoro vivo e con essa bisogna fare i conti.

Conclusioni

Affinché la fusione sia calda e si crei un nuovo partito della sinistra occorre che il confronto avvenga sul terreno dell’economia prima di tutto. Alla presentazione eravano in venti, mentre è necessario che tutti gli attori in gioco sappiano usare i termini del linguaggio economico e conoscano le leggi dell’economia, ma affinché la fusione sia partecipata occorre che questo linguaggio divenga popolare, ovvero sia compreso e parlato da milioni di persone.

Per far ciò la storia insegna che occorre aprire una grande stagione di alfabetizzazione. Un processo simile a quello che provocò la rivoluzione francese, impensabile senza il lavoro preparatorio degli illuministi francesi e dell’enciclopedia, che mise a disposizione e fece circolare le conoscenze più avanzate dell’epoca, in tutti i settori fondamentali della vita associata.

Occorrerà quindi che nascano in ogni città, in ogni borgo, in ogni anfratto dell’Italia scuole popolari di economia eretica e che a insegnare per le strade, nelle piazze, nei caffè, allo stadio siano economisti eretici, capaci di insegnare i fondamenti della teoria economica e della pratica cooperativa, non-profit, interna ma alternativa all’economia capitalista, fondata sul profitto.

Qualcosa è stato fatto negli anni passati, grazie a una collaborazione con Banca Etica. E proprio Banca Etica, un soggetto che pratica nel campo del credito i principi ispiratori dell’altra economia, potrebbe essere il collettore affinché un progetto del genere non resti affidato al puro volontariato, ma si sostanzi del lavoro di centinaia di persone.

Valerio Cuccaroni