Valli eretiche (di Valerio Cuccaroni, 2010)

A Torre Pellice durante il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste, con il cuore a Riesi 

 

Whatever takes you trough the night… it’s all right

John Lennon

 

Per sfuggire alla calura di fine agosto e soddisfare un desiderio materno, mia moglie ed io, con il nostro Lucio, un mese appena compiuto, siamo venuti a trascorre questo scampolo di estate 2010 nelle valli valdesi, a Torre Pellice, provincia di Torino, ai piedi delle prealpi. Da queste parti è cresciuta mia suocera, la sociologa Paola Vinay, all’ombra delle pietre erette dal padre Tullio per costruire Agape, grande centro ecumenico giovanile pensato e voluto come segno di riconciliazione tra i popoli, all’indomani della seconda guerra mondiale.

Nei giorni scorsi proprio il nome di Tullio Vinay è riecheggiato spesso nel Sinodo dei Valdesi, riuniti a Torre Pellice come ogni anno per discutere democraticamente sulle loro opere e sulle loro missioni, al contempo aprendosi e aprendole alle grandi questioni sociali e politiche della nostra incivile attualità. Quest’anno, come hanno regolarmente riportato tutti i giornali (si legga, ad esempio, il resoconto pubblicato su La Stampa venerdì 27 agosto), si è discusso molto, fra l’altro, della legittimità di benedire le coppie gay e di testamento biologico, assumendo ancora una volta, dopo più di ottocento anni dalla loro nascita, una posizione “eretica”, non solo rispetto alla Chiesa cattolica ma anche rispetto allo Stato italiano. Dopo un’affollata, ampia e documentata discussione, a cui hanno assistito (sorprendentemente per noi gerontocratici italiani) molti giovani, il Sinodo delle chiese valdesi e metodiste ha infatti deciso di ammettere la benedizione delle coppie omosessuali, «laddove la chiesa abbia raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni», preservando così la pluralità di posizioni emerse durante il dibattito e confermando una pratica consolidata nelle chiese valdesi, dove le decisioni che riguardano le singole comunità vengono prese in comune, appunto. In effetti, alcuni pastori avevano già proceduto autonomamente, in accordo con i propri fedeli, a benedire coppie dello stesso sesso che ne avevano fatto richiesta. E il dibattito sul tema dell’omosessualità ha radici lontane, che si alimentano grazie alla Rete Evangelica Fede e Omosessualità (REFO). Così anche per il testamento biologico: è già attiva nelle chiese valdesi di diverse città una serie di sportelli a cui rivolgersi per depositare le proprie «direttive di fine vita». Il Sinodo ha ratificato. E, se possibile, ancor più provocatoria (rispetto alle posizioni imperanti nella nostra penisola) suona la decisione di avvallare la ricerca scientifica sulle cellule staminali, accettando l’uso di embrioni “sovrannumerari”, dopo un’attenta analisi compiuta da una commissione apposita. Ribadita infine la già nota avversione dei Valdesi per l’esibizione del crocifisso nelle aule scolastiche così come nei luoghi pubblici in genere. Sono scelte dunque (eresia, del resto, in greco antico significa proprio scelta) prese in comune, non dogmi imposti dall’alto, e forse proprio per questo così rivoluzionarie nel nostro autoritario paese. I Valdesi per altro non hanno un Papa, ma un “moderatore” (o “moderatora”, come nel caso attuale, in cui a presiedere la Tavola valdese, comitato di sette membri – pastori e laici – eletto dal Sinodo ogni anno per la gestione corrente della vita ecclesiastica, è Maria Bonafede).

Non voglio glorificare né idealizzare questa Chiesa, proprio perché si tratta di un’istituzione fondata sulla fede, quindi su un sentimento che non tutti condividono, ma sono innegabili il rispetto che i Valdesi nutrono l’uno nei confronti dell’altro e soprattutto degli altri in genere, la loro apertura mentale, la somiglianza del loro modo di governarsi con quello dei movimenti utopistici di tutti i tempi, fino ai recenti movimenti marxisti. Non a caso il citato Tullio Vinay, a fine anni Settanta, fu eletto senatore come autonomo, in qualità di pastore, nelle fila del Partito Comunista Italiano.

Tutto ciò si deve all’origine di questo movimento “protestante”, in realtà assai più antico del Protestantesimo propriamente detto, quello iniziato con Lutero, per capirci, nel 1517. Il Valdismo prende il nome dal suo fondatore, un ricco mercante conosciuto come Pietro Valdo, nato a Lione nel XII secolo, il quale nel 1173 decise di abbandonare tutte le sue ricchezze, la moglie, le figlie e dedicarsi in povertà alla predicazione del Vangelo, come fecero gli apostoli, su ispirazione del noto passo evangelico di Matteo («Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi»). Da qui la definizione di “Poveri di Cristo” o “Poveri in spirito” o “Poveri di Lione” che venne data originariamente al movimento, il quale ispirò i successivi movimenti pauperistici che nel Medioevo cercarono di rifondare la corrotta Chiesa cattolica tornando alla sua vocazione originaria: Francesco d’Assisi si rifece proprio a Valdo, quarant’anni più tardi, vivendo la sua stessa esperienza. Un’altra grande analogia tra Valdo e Francesco consistette nella volontà di rimanere all’interno dell’ortodossia cattolica, senza rinunciare alle proprie idee. A papa Lucio III, però, non andò giù l’ostinazione a predicare la parola di Dio dei Valdesi pur non essendo chierici, né l’ammissione a questo compito delle donne, per cui nella bolla Ad Abolendam del 1184 il pontefice inserì anche il loro tra i movimenti ereticali. Altra azione compiuta da Valdo indigesta alla Chiesa cattolica fu quella di aver commissionato la traduzione di alcuni passi della Bibbia in francese: trecentocinquanta anni prima di Lutero Pietro Valdo avviava così la diffusione di una lingua volgare scritta a livello popolare.

Nonostante la condanna papale il movimento dilagò nella Francia meridionale, nell’Italia settentrionale, soprattutto in Lombardia, in alcune regioni della Germania, in Svizzera, Austria, Ungheria, Polonia, Boemia e Spagna. Contemporaneamente però il movimento perse la sua compattezza e Valdo non riuscì a riunificarlo, né a mantenerlo nell’ortodossia cattolica: morì nel 1206 circa e il suo movimento continuò a essere perseguitato, ma non eliminato, come accadde ai Catari, anche perché i Valdesi scelsero di vivere in clandestinità, rifugiandosi nei luoghi più impervi.

E proprio in luoghi impervi Tullio Vinay fondò le sue due grandi opere: Agape, in un luogo montuoso vicino a Torre Pellice, a cui abbiamo già accennato, e il Servizio Cristiano Valdese a Riesi, in provincia di Caltanissetta, nel cuore desertico della Sicilia meridionale. Quest’ultimo in particolare è un’oasi nel deserto, in quel deserto di povertà, disoccupazione, emigrazione, violenza, mafia che è Riesi, scelta da Vinay proprio per questi suoi tristi primati.

Durante il Sinodo appena conclusosi, si è parlato anche di quest’opera straordinaria, come Agape progettata e realizzata da Vinay con il contributo del celebre architetto Leonardo Ricci e inserita tra le sole tre opere architettoniche dichiarate di interesse artistico e culturale dalla Regione Sicilia. Vorrei soffermarmi su questo periferico oggetto di dibattito, perché nell’estate 2009 Argo ha visitato il Servizio Cristiano di Riesi, realizzando La pazzia di cambiare le cose, una video-intervista al giovanissimo direttore Gianluca Fiusco, un laico di origini trapanesi, che ha deciso di abbandonare la sua carriera di giornalista televisivo e addetto stampa di europarlamentari per rispondere all’appello della Tavola valdese-metodista che due anni fa lo chiamò a dirigere quell’isolato avamposto della solidarietà e della carità valdese.

A un anno di distanza abbiamo incontrato Fiusco qui a Torre Pellice, il giorno prima di essere sottoposto al giudizio della commissione d’esame che aveva il compito di verificare per l’anno 2009-2010 la direzione, il bilancio, le criticità del Servizio Cristiano di Riesi da lui diretto. La mattina di giovedì 26 agosto il Sinodo ha preso in esame le varie strutture valdesi presenti in Italia e solo in tarda mattinata si è arrivati a parlare di Riesi. La Casa dei Valdesi, in via Bekwith,  è strutturata come un piccolo Parlamento, ma a due piani. A piano terra, gli uni di fronte agli altri stanno seduti i deputati delle chiese e i pastori, in totale 180 membri, che costituiscono l’assemblea generale del Sinodo, espressione delle assemblee delle singole chiese. Il Sinodo rappresenta la massima autorità terrena, in materia dottrinale, legislativa e giurisdizionale. Le decisioni sono prese a maggioranza e ogni ordine del giorno, anche se riguarda la benedizione di Dio “invocata” per il nuovo direttore di una struttura, viene votato con voto palese per alzata di mano.

Nei confronti del Servizio Cristiano, in questa occasione la commissione d’esame ha espresso un giudizio talmente aspro sulla tenuta finanziaria della struttura da risultare a tratti sarcastico: in merito al futuro dell’opera, che nel 2011 compirà ben 50 anni, la commissione ha infatti usato spesso l’espressione “se Dio vorrà”, come a voler dubitare della sopravvivenza del Servizio Cristiano di Riesi. Ma questa patina sarcastica è risultata indigesta a una delle più autorevoli presenze del Sinodo, Franco Giampiccoli, già pastore a Palermo, direttore di Agape e moderatore della Tavola valdese. Con un intervento equilibrato ma fermo e tagliente Giampiccoli ha denunciato il tono inappropriato della relazione della commissione esaminatrice, evidenziando una “terzomondizzazione” del Servizio Cristiano di Riesi, messo “a monocoltura” a suo dire, essendone stato sviluppato negli ultimi anni solo il settore formativo (la scuola materna ed elementare), mentre sarebbe stata ed è ancora necessaria una diversificazione delle attività (formazione professionale, attività agricole, servizi sociali) che possa aprire maggiormente il Servizio Cristiano alla città, attirando così finanziamenti pubblici, come accade per il centro “La noce” di Palermo. Giampiccoli ha concluso il suo intervento ricordando che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione dell’anniversario del Servizio, ha scritto una lettera alla struttura, per sottolinearne l’importanza e chiedere al Sinodo di inserire un ordine del giorno ad hoc per rispondere all’onorifica missiva. Altro intervento a sostegno di Riesi, critico nei confronti della commissione esaminatrice, è stato quello di Giuseppe Platone, pastore della chiesa di Milano e già direttore di Riesi.

Infine ha chiesto la parola il direttore Gianluca Fiusco, che, pur non appartenendo al Sinodo, ha deciso di intervenire per difendere la propria struttura, ricordando i numerosi e dolorosi tagli operati dalla sua struttura ma omessi nella relazione della commissione ed evocando, con emozione e pathos, la reazione che avrebbero potuto avere, leggendo una relazione così sarcastica, le maestre del Servizio, a cui con gesto intimidatorio hanno rotto i vetri dell’auto, oppure l’agricoltore a cui allo stesso scopo hanno rubato il motore del trattore. Ha chiuso la discussione la moderatora Maria Bonafede, elogiando la passione dimostrata nel suo intervento da Fiusco ma difendendo anche il ruolo critico della commissione d’esame e ribadendo l’intenzione di mantenere in piedi il Servizio Cristiano di Riesi. Un’altra accesa discussione archiviata. Ora la sentinella Fiusco potrà tornare nel suo deserto con la benedizione di Dio, e del Sinodo.

 

Valerio Cuccaroni

 

Mappe

Giorgio Tourn, Le valli valdesi, Claudiana, Torino, 2002

www.chiesavaldese.org