Genere: Drammatico

Durata: 119 min

Cast: Stefano Accorsi, Matilda De Angelis, Roberta Mattei, Paolo Graziosi, Lorenzo Gioielli, Giulio Pugnaghi

Paese: Italia

Anno: 2016

C’è un cinema italiano che non cerca scorciatoie, non replica, ma azzarda e segue la sua strada. Recentemente l’hanno confermato Perfetti Sconosciuti e Lo chiamavano Jeeg Robot (nel 2014 Smetto quando voglio); il nuovo film di Matteo Rovere ne è ulteriore riprova.

Veloce come il vento coinvolge e convince senza dover strafare. Ispirato alla vita del campione di rally anni 80 Carlo Capone segue il cammino di una giovane pilota, la 17 enne Giulia De Martino (Matilda De Angelis), nel Campionato GT sotto la supervisione del padre Mario. Le corse non sono una semplice passione per la sua famiglia, ma un sangue speciale che scorre nel “buio delle vene”. Il suo tragitto subisce presto una frenata, si ritroverà sola assieme al fratellino Nico ad affrontare la pista e soprattutto la vita.

L’inaspettato ritorno del fratello maggiore Loris (Stefano Accorsi), ex pilota allo sbando, sconvolgerà la sua esistenza.
Caparbia lei, costretta ad ottenere il massimo per salvare la cascina sulla quale il padre aveva messo un’ipoteca per poter partecipare alle gare, inaffidabile lui, un perdente annebbiato dalle droghe. Opposti eppure legati da quel talento che li spinge a vivere come schegge nell’unico ambiente che li identifica: la pista. Giulia si affiderà a Loris e alla sua bravura per non lasciar il freno e raggiungere la meta.

Accorsi - Veloce come il Vento
Non c’è finzione in Veloce come il Vento; è reale la palpitazione, l’adrenalina e la suspense delle corse; le sequenze delle gare (oltre a Matera per la corsa clandestina), realizzate con differenti tecniche di ripresa, sono ambientate e girate sui circuiti di Imola, Monza e Vallelunga  senza l’ausilio della computer grafica.
Matteo Rovere unisce brillantemente il racconto di genere ad una vicenda quotidiana senza dover enfatizzare ambientazione e dinamiche relazionali.
L’ambiente è quello delle corse e della sua poetica, delle tante storie di famiglie che sacrificano tutto per una vocazione, se a questo si aggiunge il contesto romagnolo (patria nostrana dei motori) la storia ha una sua precisa identità.
Un’identità tutta sua ce l’ha Loris, nella magistrale performance di Stefano Accorsi; un uomo che sembra entrare e uscire da un voragine di vuoto e perdizione senza cadere completamente nell’oblio. Il rapporto con Giulia, esaltato nella genuinità e nella complicità dell’allenamento della giovane sorella, spinge Loris ad affrontare il suo torpore interiore per ottenere un’altra manche dalla vita.

Significativo il momento della preparazione fisica di Giulia, interpretata in maniera tosta e sincera dalla sorprendente Matilda De Angelis: intenso, grezzo e rudimentale, la scalata verso la propria affermazione avviene con ciò che si ha ma per arrivare bisogna osare, è questo lo stimolo che le arriva da Loris.
Non c’è pulizia nella tonalità di tutto lo scenario: la fotografia non è vivida, quasi pallida ma vera, l’eccezione è il blu metallico nella testa rasata della giovane pilota, il resto è polvere, sporcizia e tanto rumore.
D’altronde la vita è un frastuono che Giulia ha bisogno di riempire, scoprendo la sua fragilità accoglie Loris e il suo disordine ed entrambi manifesteranno, tra ignoti tornanti, la necessità si sentirsi una famiglia.

Di Veloce come il Vento piace il registro pacato con cui si è saputo affrontare l’elemento umano, specie negli aspetti più angosciosi, dove i momenti ironici non risultano forzati bilanciando il puro intrattenimento al dramma. L’ estetica autentica è  impreziosita da una sceneggiatura che non sminuisce l’ambiente di riferimento, ma lo esalta affidandosi alle inflessioni dialettali che Accorsi ha saputo valorizzare con vigore.