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Vito Moretti

Vito Moretti (originario di San Vito Chetino) risiede a Chieti; è docente universitario, scrittore e poeta in lingua e in dialetto abruzzese riconducibile al gruppo “frentano” per vocalizzazione e per tipologia fonetica. Dopo alcune “plaquettes” d’esordio, ha pubblicato N’andìca degnetà de fije (ediz. premio, Catanzaro, 1984), La vulundà e li jurne (Roma, Ediz. dell’Ateneo, 1986), Temporalità e altre congetture (Bologna, Cappelli, 1988), Déndre a na storie (Firenze, Editoriale Sette, 1988), Il finito presente (Roma, All’Insegna de «L’Occhiale», 1989), Le prerogative anteriori (Udine, Campanotto, 1992), Da parola a parola (Bari, Laterza, 1994), ’Nanze a la sorte (Venezia, Marsilio, 1999), Di ogni cosa detta(Pescara, Tracce, 2007), L’altrove dei sensi (Lanciano, Carabba, 2007) e Con le mani di ieri (ivi, 2009); in narrativa Nel cerchio della tartaruga. Prose, incontri e qualche storia(Chieti, Métis, 1996). Suoi interventi teorici compaiono in V. Moretti, Le ragioni di una scrittura. Dialoghi sul dialetto e sulla poesia contemporanea (a cura di Enrico Di Carlo, Pescara, D’Incecco, 1989). Nel campo della saggistica, si è occupato di cultura dal Settecento al Novecento, con particolare riguardo alle aree del verismo e del decadentismo e a Gabriele d’Annunzio; ha promosso numerosi convegni e seminari sulla letteratura abruzzese e nazionale. E’ responsabile di alcune collane editoriali, sia per la scrittura saggistica che per quella creativa.

Addore la terre
Addore la terre
che m’à fatte nasce,
ascodde lu mare
che m’à fatte cresce.
Ècchele lu paesa mé,
addó’ ogne suspire è na mijìche
che casche da lu core
e ogne sindì è na zuffelate
de ggele che te fa rèsse
mute.
Odoro la terra/ che mi ha fatto nascere,/ ascolto il mare/ che mi ha fatto crescere./ Eccolo il paese mio,/ dove ogni
sospiro è una briciola/ che cade dal cuore/ e ogni sentire è una soffiata/ di gelo che ti fa essere/ muto.
         

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