L’arrivo di una misteriosa lettera proveniente dal Brasile dà l’avvio al primo romanzo di Vito Santoro, scrittore brindisino che esordisce con una storia d’azione dalle inquadrature millimetriche e dalla lingua pulita e dettagliata che permette al lettore di trovarsi fin da subito ad accompagnare il protagonista in un viaggio puntellato da continue sterzate poste abilmente nel piano della narrazione e che mettono in chiaro fin da subito la familiarità dell’autore con lo storytelling. A ricevere la lettera è la moglie di Enzo Coronè, un potente uomo d’affari che decide di prendere da parte la sua famiglia e metterla al corrente che Diovis, l’ultimogenito con il quale ha sempre avuto un rapporto conflittuale e che è scomparso da quattro anni, è riapparso dal nulla scrivendo di essere rinchiuso in una prigione e di essere gravemente ferito. L’uomo decide di mettersi sulle tracce del figlio affidandosi all’avvocato Meterio, il quale si mette in contatto con la figura centrale del romanzo, Federico, che per campare fa il sicario, oppure come dice lui, si occupa di risolvere questioni scomode. L’avvicinamento di Federico alla missione prevede l’entrata in scena di una figura singolare che viene chiamata l’oracolo, una donna di nome Dafoe che Federico non incontrerà mai di persona, ma che gli dispenserà consigli telefonicamente nei momenti più critici del suo peregrinare in un Brasile dove a farla da padrone sono la corruzione e le lotte per il sovvertimento del potere. Armato e sotto falsa identità, Federico, da ora in poi Ugo Boris, di mestiere giornalista freelance con l’incarico di redigere un reportage sugli italiani in Brasile, arriva nello Stato di Espirito Santo, nella città di Santa Teresa. Il suo ingresso nella città viene prontamente segnalato al comandante della polizia, Diego Olam, altra figura cardine, che intratterrà con Federico un gioco a rimpiattino che si snoderà per tutta la durata del romanzo e si concluderà con una scoperta che funge da chiave di lettura della trama che sottostà al rocambolesco succedersi degli eventi. A incrociare la strada di Federico ci sarà anche Radomir Celeo, ricercatore dell’università di San Pietroburgo, arrivato in città per compiere una ricerca sulle api assieme agli entomologi del museo di Biologia. Agli occhi del comandante Olam e a quelli di Celeo il mascheramento di Federico si rivela essere poco credibile e il sospetto, la doppiezza, l’ambiguità saranno tratti sui quali Santoro decide di puntare nella connotazione dei personaggi al fine di raccontare una storia con un doppio fondo proprio come la città dove si svolgono i fatti. Sarà il ritrovamento di tre foto che porterà Federico a comprendere l’impasse temporale nel quale è stato attirato, due di queste fotografie ritraggono la celebrazione di un evento storico dove una piccola folla fa capannello attorno alla riproduzione di una nave, le foto sono molto simili, hanno la stessa angolazione dell’inquadratura e a essere la stessa è anche la posizione dell’imbarcazione e la disposizione dei marinai, ma le due foto sono state scattate a distanza di quaranta anni una dall’altra. La terza fotografia è stata scattata nel museo di Biologia e vede il ricercatore Celeo sorridere all’obiettivo mentre si trova assieme a una donna e dietro di loro un cervo imbalsamato e un uomo ignaro dello scatto che tocca il dorso del cervo. Consultato l’oracolo Dafoe, Federico si metterà alla ricerca dell’uomo della foto, un certo Sigàl, e si imbatterà, ferito da un colpo sparato dal capitano Olam negli uomini della famiglia Oruna di Fortaleza, un pericoloso clan del Brasile con il quale Enzo Coronè, il padre di Federico, intrattiene rapporti di affari. Anche gli Oruna cercano il figlio di Coronè, ma sarà Federico a riconoscerlo, a riconoscere Sigàl e a riconoscere se stesso come la pedina di un gioco mortale dove il tempo è una prigione che non concede il tempo nemmeno al Sole.

Nota biografica: Vito Santoro vive a Brindisi, dove lavora per una multinazionale della chimica. Non c’è tempo per il Sole è vincitore del Premio letterario “Narratori della Sera” 2014. E’ il suo primo romanzo.